Mantova Film Fest: i vincitori dell’undicesima edizione

Mantova Film Fest: i vincitori dell’undicesima edizione

Si è da poco conclusa con la tradizionale serata di premiazione l’undicesima edizione del Mantova Film Fest, annuale manifestazione che con il suo concorso dedicato alle opere prime continua a valorizzare i debutti di registi italiani che hanno avuto minor visibilità nel circuito distributivo.

Quest’anno, ad aggiudicarsi il premio del pubblico per la migliore opera prima conquistando i partecipanti alla kermesse è il film Si Muore Tutti Democristiani, arguta riflessione sul bisogno di ideali puri ma anche di compromessi, che segna l’esordio sul grande schermo del collettivo di videomaker Il Terzo Segreto di Satira, composto dai milanesi Pietro Belfiore, Davide Bonacina e Davide Rossi insieme al comasco-svizzero Andrea Mazzarella e al mantovano Andrea Fadenti. Proprio quest’ultimo ha ritirato il Lauro d’Oro di Virgilio, mentre i membri del quintetto, chiamati sul palco dal direttore artistico Mimmo Calopresti, hanno reagito alla vittoria esprimendo la loro gioia e ringraziando con l’usuale spirito la città e i presenti alla cerimonia di chiusura, alla quale hanno partecipato anche Salvatore Gelsi, presidente di Mantova Film Studio, e Vito Palmieri, tutor della giuria dei giovani i cui 7 membri (tutti tra i 18 e i 30 anni) hanno assegnato una loro menzione speciale: tale riconoscimento, attesa novità di questa edizione, è andato invece a Blue Kids di Andrea Tagliaferri, premiato per la cura estetica, la direzione degli attori e la promettente padronanza con cui il regista ha saputo mettere in scena il legame tra due fratelli instauratosi tra morbosità e follia ma calato in una dimensione di gioco, come per cercare una perduta innocenza infantile. Inoltre, per la seconda volta si riconferma lo spessore del riconoscimento al miglior documentario nella sezione Visioni del reale, conferito dalla piattaforma di recensioni MyMovies.it ed assegnato quest’anno a Terra Bruciata di Luca Gianfrancesco, anch’esso chiamato sul palco a ritirare il premio (insieme al produttore Paolo Gianfrancesco e all’attrice Paola Lavini) assegnatogli con la seguente motivazione, offerta dal direttore responsabile Giancarlo Zappoli: “Il film trova nell’ostinata volontà di fare memoria da parte della figlia di un innocente ucciso dai nazisti la mattina del 1° novembre 1943  insieme ad altre 18 persone a Conca della Campania il suo spunto di partenza, allargandosi immediatamente a comporre un quadro ampio grazie all’intervento di storici e studiosi che collocano quella vicenda in un contesto preciso e documentato; a questi apporti, Luca Gianfrancesco aggiunge gli incontri con i testimoni dell’epoca e sapienti inserti di ricostruzione degli eventi. Terra bruciata è un’opera che andrebbe proiettata in tutti gli Istituti Superiori d’Italia perché rende giustizia a chi nel Sud combatté a rischio della vita il nazifascismo e a chi ne fu vittima innocente”. Così, con una chiusura d’eccezione affidata a Marco Ponti (che dal chiostro del Conservatorio Campiani, location divenuta ormai un classico ospitando anche la cerimonia d’apertura, ha salutato il pubblico con la proiezione del suo ultimo film Una Vita Spericolata), è calato appunto il sipario sull’undicesima edizione del festival, che come di consueto ha saputo offrire un programma ricco e variegato, nuovamente focalizzato non solo sui debutti degni di nota, ma anche su documentari e numerosi eventi; infatti, oltre all’immancabile retrospettiva, dedicata quest’anno a Monica Vitti (spazio che ha permesso di rendere omaggio all’attrice riscoprendo pellicole leggendarie), molto apprezzati sono stati anche gli appuntamenti della sezione Masterclass (veri e propri momenti di contatto tra i protagonisti del cinema e il pubblico) e le proiezioni dedicate ai Maestri del Cinema (con nomi del calibro di Ingmar Bergman e Vittorio De Sica), senza dimenticare inoltre naturalmente gli incontri con altri importanti ospiti: tra questi, oltre a personalità come Dario Albertini, Gennaro Nunziante e il musicista Morgan (che si è raccontato mostrando alcuni suoi lati inediti), spiccano poi anche due interpreti molto apprezzati come Filippo Timi (che ha presentato il suo Favola, film diretto da Sebastiano Mauri nel quale riflette sulla diversità con leggerezza e sagacia) e Marcello Fonte (già premiato all’ultimo festival di Cannes per la sua straordinaria interpretazione in Dogman di Matteo Garrone); quest’ultimo in particolare è stato il protagonista di un ghiotto evento a sorpresa svoltosi durante la giornata inaugurale, durante la quale l’attore ha infatti incontrando il pubblico al cinema Mignon per poi ricevere dal sindaco il Lauro d’Oro di Virgilio come omaggio speciale. Tutto ciò, in un’edizione che, grazie anche all’introduzione della preziosa direzione artistica di Calopresti, ha fatto registrare un ulteriore salto di qualità per il cosiddetto “festivalino” (come definito dall’immancabile Tatti Sanguineti, da sempre sostenitore della manifestazione e ormai presenza fissa), che anche quest’anno ha infatti dimostrato la sua crescente vitalità: se l’anno scorso, nel festeggiare il decennale della kermesse, si auspicava che tale meta rappresentasse anche un nuovo punto di partenza, ora tale proposito trova conferma in una continua crescita e nel conseguente apprezzamento generale tributato ancora una volta alla formula del festival, che da sempre mette in primo piano innanzitutto gli spettatori, ovvero coloro che il cinema lo guardano, lo sognano, lo immaginano e lo amano.

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