Wonder Woman

Wonder Woman

- in Film 2017, Recensioni
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Unica figlia della regina Hippolyta (Connie Nielsen), la principessa amazzone Diana cresce su un’isola paradisiaca al riparo dal mondo esterno, dove però fin da bambina ha affrontato con coraggio prove durissime, convincendo la zia e condottiera Antiope (Robin Wright) a sottoporla ad un faticoso addestramento per diventare una guerriera invincibile: ciò le permette di scoprire le sue doti nascoste, prendendo coscienza di un potere che potrebbe attribuirle una grande responsabilità. Infatti, quando il pilota americano Steve Trevor (Chris Pine), costretto a un atterraggio di emergenza proprio sulle coste della sua isola, le racconta di un enorme conflitto scoppiato nel mondo esterno, Diana decide di intervenire, convinta di poter fermare la minaccia che ritiene scatenata dal dio della guerra Ares, storico nemico della sua stirpe. Così, armata di spada e di scudo, la giovane lascia la sua casa e segue il pilota nel suo mondo per combattere al suo fianco nel tentativo di porre fine al conflitto, lanciandosi con coraggio in un’eroica avventura nel corso della quale scoprirà i suoi pieni poteri e il suo vero destino.

Dopo il deludente Suicide Squad di David Ayer, per questo nuovo capitolo del DC Extended Cinematic Universe (ovvero la serie di pellicole ispirata ai supereroi dei fumetti targati DC che vorrebbe far concorrenza a quella più longeva e fortunata della Marvel), la Warner aggiusta ora il tiro portando sullo schermo il celebre personaggio di Wonder Woman, creata da William Moulton Masters nel 1941 e già incarnata da Lynda Carter nell’omonima serie televisiva degli Anni Settanta. A vestirne i panni al cinema è ora invece l’israeliana Gal Gadot, ex modella nonché ex soldatessa con una manciata di ruoli secondari alle spalle ed ora promossa a protagonista grazie a questo film dedicato all’iconica eroina di cui l’attrice riprende il ruolo già interpretato per una fugace ma cruciale apparizione nel precedente e poco riuscito Batman v Superman: Dawn of Justice, il cui regista Zack Snyder figura qui come co-produttore nonché co-autore del soggetto. Questa volta a firmare lo script è invece Allan Heinberg (già sceneggiatore di fumetti e serie TV di successo), mentre la regia è affidata a Patty Jenkins, la quale, al suo secondo lungometraggio 14 anni dopo il riuscito esordio Monster, ha saputo cimentarsi con un blockbuster da 120 milioni di dollari, divenendo inoltre così la prima donna a dirigere un cinecomic di tale richiamo: un particolare non da poco se si considera che, nel raccogliere con successo tale scommessa, la regista ha saputo dimostrarsi non solo totalmente all’altezza della situazione, ma anche perfettamente in grado di riuscire dove i succitati colleghi maschi avevano fallito, ovvero risollevare le sorti del connubio Warner/DC Comics con un film amato dal pubblico nonché molto apprezzato dalla critica (specialmente oltreoceano). Perché finanche dalla curiosa contrapposizione di azzeccate ambientazioni, passando con disinvoltura da idilliaci e fantasiosi scenari pseudo-ellenici (ottenuti ritoccando e digitalizzando le location trovate tra Matera, la Puglia e la Campania) a fumosi e devastati scenari di guerra (azzeccata l’idea di trasferire l’azione dalla seconda alla prima guerra mondiale), Jenkins procede indomita e sicura come la sua eroina, destreggiandosi abilmente con la materia e confezionando un sapiente prodotto di intrattenimento solido e godibile. Infatti, sebbene da una parte non tutte le sequenze d’azione risultino ugualmente travolgenti (la battaglia delle amazzoni sulla spiaggia è inferiore alla rocambolesca liberazione del paesino belga ma superiore al fragoroso scontro finale maggiormente votato alla fagocitante egemonia del CGI), dall’altra il tutto si mantiene comunque piuttosto divertente sia a livello figurativo che sul piano dell’avventura: optando per una cifra stilistica in linea con quella adottata per i film precedenti, la regista padroneggia un’estetica simil-snyderiana con sapiente abilità e una certa freschezza, riuscendo ad ingentilirne il tipico ricorso a rallentatori e accelerazioni con sinuosa dinamicità senza perdere in senso del ritmo ed efficacia visiva, conferendo inoltre alla pellicola una confacente connotazione femminile che è anche una gradita ventata di freschezza nel panorama dei film di supereroi. Assistita inoltre in tutto ciò dall’angelo custode dell’ironia, la Jenkins ha così ricavato un felice connubio tra avventura ed emozione attraverso cui riscatta alcuni limiti di sceneggiatura (le battute non sempre brillanti e la caratterizzazione un po’ sbiadita di alcuni personaggi di contorno) orchestrando le componenti con una spensierata dimestichezza hollywoodiana. Così, in linea non solo con la caratterizzazione curiosa e al tempo stesso risoluta della sua amabile protagonista, ma anche con l’interpretazione sobria e spigliata che ne offre la funzionale e ora lanciatissima protagonista Gadot (ben affiancata da un Chris Pine perfettamente a suo agio nel ruolo di simpatico mascalzone), tale approccio risulta inoltre anche confacente al chiaro quanto nobile intento di coniugare la spettacolarità del blockbuster con spunti tematici del tutto accessibili ma non per questo trascurabili: infatti, nell’imbastire in sottotesto un discorso sull’eterno dualismo umano tra bene e male in funzione di un messaggio pacifista e femminista, tale cristallina morale di fondo, appunto semplice ed immediata eppure mai scontata e sempre attuale, arriva a segno con fluida efficacia ed apprezzabile onestà anche perché espressa senza troppe elucubrazioni esistenziali o ambizioni filosofeggianti che in un tale contesto sarebbero forse risultate velleitarie o pretestuose. E a proposito di buone intenzioni, speriamo inoltre che tale felice risultato (coronato da un grande successo al box office, dove infatti sta facendo faville) possa rappresentare un passo avanti nella lunga e dura battaglia per imporre maggiormente al cinema la voce delle donne, da sempre troppo poco rappresentate e/o considerate nell’industria cinematografica non solo hollywoodiana; per ora, quello che è certo è che le due “wonder women” Jenkins e Gadot hanno saputo dimostrarsi prontissime e del tutto abili a contribuire con onore affinché ciò accada. E anche questo, specie per chi si era proposto di portare sullo schermo un’eroina femminista, non è cosa da poco.

Wonder Woman
Wonder Woman
Summary
id.; di Patty Jenkins; con Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, David Thewlis, Danny Huston, Elena Anaya, Lucy Davis, Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner; USA, 2017; durata: 141'.
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