Addio a Paolo Villaggio

Addio a Paolo Villaggio

- in Tributi e Monografie
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È morto a 84 anni l’amatissimo attore ed autore Paolo Villaggio: entrato nella cultura popolare soprattutto grazie al successo ottenuto con i personaggi, da lui creati, di Fantozzi e Fracchia (rappresentazioni grottesche di un autentico disagio sociale), oltre al suo istintivo talento come caratterista seppe dimostrare dimestichezza anche in ruoli di diverso genere, recitando tra gli altri con Monicelli, Olmi e Fellini, ottenendo inoltre diversi riconoscimenti prestigiosi.

Nato a Genova nel 1932, a metà degli Anni Cinquanta si unisce alla compagnia goliardica Mario Baistrocchi (antica compagnia teatrale ligure con intenti di satira politica), partecipando alle rappresentazioni nel ruolo di autore e presentatore, prendendo inoltre parte ad alcuni sketch in ruoli dalle caratteristiche che per certi versi anticipano i suoi personaggi futuri. Notato da Maurizio Costanzo, segue il suo consiglio di esibirsi in alcuni noti cabaret di Roma. Successivamente, dopo alcune fortunate esperienze in radio (attività che continuerà a svolgere anche in seguito), nel 1968 debutta in televisione, dove inanella vari successi partecipando a celebri trasmissioni anche in veste di conduttore, cominciando a far conoscere al grande pubblico i suoi personaggi del sadico Professor Kranz e del sottomesso Giandomenico Fracchia; nello stesso anno inizia anche la sua carriera parallela in campo cinematografico, debuttando sul grande schermo recitando nel film Eat It di Francesco Casaretti, a cui l’anno successivo segue I Quattro del Pater Noster di Ruggero Deodato. Nel frattempo la rivista L’Europeo inizia a pubblicare i racconti tratti dai monologhi delle sue trasmissioni: è proprio in questi che, con il susseguirsi delle pubblicazioni, progressivamente si definisce (assumendo un’importanza sempre maggiore) il personaggio di Fantozzi, che diverrà la sua maschera più celebre. Nel 1971, tali racconti vengono raccolti in un libro che diventa un bestseller, spingendo Villaggio a continuare a scrivere, altra attività parallela che porterà avanti per molti anni. Nello stesso periodo intensifica anche il suo impegno nel cinema, prendendo parte al sequel del mitico L’Armata Brancaleone, intitolato Brancaleone alle Crociate (anch’esso diretto da Mario Monicelli). Così inizia un fortunato sodalizio con Vittorio Gassman, che porterà a diverse apparizioni in televisione e ad altri due film, ovvero Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto, diretto dallo stesso Gassman e Che c’entriamo noi con la rivoluzione? di Sergio Corbucci. Conclusasi l’esperienza con Gassman (che resterà uno dei suoi più grandi amici insieme, tra gli altri, a Ugo Tognazzi e Fabrizio De André), nel corso degli Anni Settanta Villaggio sfrutta l’ormai rodata esperienza nella commedia prendendo parte anche a film diretti da autori celebri e importanti: dapprima, nel 1973, viene diretto da Nanni Loy nel satirico Sistemo l’America e Torno, mentre l’anno successivo partecipa al grottesco Non Toccate la Donna Bianca di Marco Ferreri (in cui divide lo schermo con attori del calibro di Mastroianni, Tognazzi, Catherine Deneuve, Philippe Noiret e Michel Piccoli); nel 1975 è invece Pupi Avati a volerlo nel suo La Mazurka del Barone, della Sante e del Fico Fiorone (ancora accanto all’amico Tognazzi), mentre per i due anni successivi appare in diversi film a episodi: tra questi, oltre ai due in cui torna a recitare per Corbucci, ovvero Di che segno sei? e Tre Tigri contro Tre Tigri (quest’ultimo co-diretto con Steno, con il quale tornerà a collaborare anche in seguito), da citare sono inoltre il successivo Io tigro, tu tigri, egli tigra di Giorgio Capitani, Quelle Strane Occasioni (in cui ritrova invece Loy) e Signore e signori, buonanotte (film collettivo di cui interpreta due episodi diretti invece da Luigi Comencini). Proprio durante gli anni Settanta Villaggio decide inoltre di portare al cinema il suo personaggio di Fantozzi in un film dall’omonimo titolo, scrivendo la sceneggiatura insieme a Leo Benvenuti e Piero De Bernardi e affidando la regia a Luciano Salce (che già lo aveva diretto in Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno): Fantozzi esce nel 1975 e riscuote un enorme successo, tanto che le tragicomiche vicissitudini del ragioniere (in cui si punta a raccontare, stemperandoli con un non trascurabile piglio satirico, la realtà e dolori della società italiana) entrano di diritto nell’immaginario collettivo. Tale riscontro con il pubblico porta Villaggio a riproporsi nei panni dell’ormai mitico personaggio in vari sequel cinematografici: il primo di questi, intitolato Il Secondo Tragico Fantozzi e diretto nuovamente da Salce, esce subito l’anno successivo e bissa il successo del capostipite, dando così inizio alla fortunatissima saga incentrata sulla figura di Fantozzi e sui personaggi che ne condividono l’ambiente di lavoro e la sua grottescamente mediocre esistenza, come la remissiva moglie Pina, la figlia Mariangela, il collega Filini e la signorina Silvani (interpretata da una grande Anna Mazzamauro). La riuscita dell’operazione porta Villaggo e Salce a stringere un sodalizio durato per tutti gli Anni Settanta, che oltre al successo di Fantozzi frutta anche altri cinque film. Nel frattempo, Villaggio torna in televisione con il personaggio di Fracchia, altra maschera che l’attore farà approdare anche al cinema nel 1981, anno in cui esce infatti Fracchia la Belva Umana: a dirigere il film è un giovane Neri Parenti, il quale, dopo essere subentrato a Salce e aver rilanciato l’anno precedente anche la saga di Fantozzi (che continuerà, seppur con risultati ormai altalenanti, fino alla fine degli anni Novanta), diventa quindi per Villaggio uno dei registi di riferimento: infatti, mentre continua anche la collaborazione con Corbucci (portata avanti in diverse occasioni anche nel corso degli anni Ottanta), nello stesso periodo Villaggio e Parenti instaurano un sodalizio in seguito esteso anche a pellicole non facenti parte delle due saghe create dall’attore. Nel 1990 torna al cinema d’autore prendendo parte a La Voce della Luna, ultimo film di Federico Fellini, in cui Villaggio recita accanto a Roberto Benigni: la pellicola, presentata Fuori Concorso al festival di Cannes, alla sua uscita disorienta la critica e il pubblico che quindi la sottovalutano, anche se per il suo ruolo Villaggio si aggiudica comunque il David di Donatello come miglior attore (premio condiviso ex-aequo con l’amico Gian Maria Volonté). Successivamente, pur senza mai abbandonare il genere comico (iniziando infatti anche una nuova collaborazione con l’amico Renato Pozzetto), nel corso degli anni Novanta Villaggio torna nuovamente a distinguersi in teatro (dove viene diretto da Giorgio Strehler), recitando inoltre nel frattempo anche in opere di altri registi importanti: tra queste, da citare sono almeno Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmuller (affresco sul disagio economico del Sud tratto dal bestseller di Marcello D’Orta) e Il Segreto del Bosco Vecchio di Ermanno Olmi (tratto dal secondo romanzo breve di Dino Buzzati), che frutta all’attore un Nastro d’Argento, ma anche Cari fottutissimi amici (ancora diretto da Monicelli e premiato al festival di Berlino) e Palla di Neve di Maurizio Nichetti. In seguito, mentre continua a partecipare a diverse trasmissioni televisive, negli anni Duemila recita in alcuni film TV (tra cui spicca Renzo e Lucia di Francesca Archibugi, in cui interpreta il sacerdote manzoniano don Abbondio), ma anche in diverse pellicole per il grande schermo come Denti di Gabriele Salvatores (presentato al Festival di Venezia), in cui interpreta il ruolo breve ma efficace di un sadico dentista che terrorizza il protagonista Sergio Rubini. In quegli anni pubblica e nel decennio successivo Villaggio continua la sua attività letteraria, pubblicando diversi libri (spesso a carattere satirico) e la sua prima autobiografia, mentre parallelamente intensifica nuovamente la sua carriera teatrale, scrivendo e/o partecipando a numerosi spettacoli. Nel 2009 gli viene inoltre consegnato il David di Donatello alla carriera, premio onorario che si aggiunge al Pardo d’Oro ricevuto nel 2000 al festival di Locarno e al prestigioso Leone d’Oro alla carriera assegnatogli nel 1992 dalla giuria presieduta in quell’edizione da Gillo Pontecorvo. Tra le più recenti apparizioni al cinema figurano invece, tra gli altri, Questione di Cuore (anch’esso diretto da Francesca Archibugi), Generazione 1000 Euro di Massimo Venier e Tutto tutto niente niente di Giulio Manfredonia, uscito nel 2012, che rimane il suo ultimo film: infatti, a causa di complicanze dovute al diabete, Paolo Villaggio è scomparso il 3 Luglio 2017 all’età di 84 anni.

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