Oscar 2017: tutte le nomination

Oscar 2017: tutte le nomination

Sono state annunciate martedì 24 gennaio le candidature per l’89esima edizione dei premi Oscar. E come da pronostico, a guidare la competizione è l’amatissimo La La Land di Damien Chazelle: già trionfatore ai Golden Globe (dove ha ottenuto ben 7 riconoscimenti, diventando il film più premiato di sempre), il romantico musical ottiene infatti ben 14 candidature (tra cui miglior film, regia, miglior attore a Ryan Gosling, miglior attrice ad Emma Stone e migliore sceneggiatura originale), eguagliando così il record di Eva contro Eva e Titanic.

Seguono poi, con 8 nomination a testa, la fantascienza concettuale di Arrival (ultimo film del grande Denis Villeneuve) e l’applaudito Moonlight di Barry Jenkins, fresco vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico. 6 candidature invece per il commovente Lion (ottimo esordio nel lungometraggio dell’australiano Garth Davis), il war movie La Battaglia di Hacksaw Ridge (ben accolto ritorno alla regia di Mel Gibson) e l’applaudito dramma Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan, che fa ottenere una nomination a ben tre dei suoi attori, tra cui l’ottimo Casey Affleck (favorito per la vittoria) e la sempre brava Michelle Williams. Seguono a ruota, con 4 nomination, il teso ed intenso Hell or High Water di David Mackenzie e l’apprezzato Barriere diretto ed interpretato da Denzel Washington, candidato come miglior attore insieme alla grande co-protagonista Viola Davis (la quale punta alla vittoria come miglior attrice non protagonista). Candidato come miglior film anche Il Diritto di Contare di Theodore Melfi, che si ferma però a quota 3 candidature; stesso numero di nomination anche per l’atipico biopic Jackie di Pablo Larraìn (escluso però dalla categoria principale), che fa guadagnare una nuova nomination alla protagonista Natalie Portman, la quale tenterà di insidiare la Emma Stone di La La Land e la grande attrice francese Isabelle Huppert (che finalmente ottiene la sua prima candidatura per la sua interpretazione in Elle di Paul Verhoeven).

Oltre ad alcuni apprezzati interpreti già noti al grande pubblico ed ora candidati per la prima volta (ovvero Andrew Garfield, Dev Patel e Naomie Harris), tra gli attori in lizza per il premio figurano anche tre notevoli rivelazioni come il giovane Lucas Hedges, la magnetica Ruth Negga e il bravissimo Mahersala Ali (quest’ultimo favorito per la vittoria come miglior attore non protagonista per il suo ruolo nel succitato Moonlight). Inoltre, insieme ai graditi ritorni di Viggo Mortensen e Michael Shannon, da citare sono anche alcuni precedenti vincitori come Jeff Bridges, Nicole Kidman, Octavia Spencer e l’immancabile Meryl Streep (che per il suo ruolo in Florence di Stephen Frears ottiene quest’anno la sua ventesima nomination).

E a proposito di attori, da notare inoltre quanto più inclusiva appaia quest’edizione rispetto alla precedente, caratterizzata invece dalla polemica che generò il diffuso hashtag #OscarsSoWhite, riferito alla totale assenza di candidati di colore non solo nelle categorie principali: infatti, quest’anno ottengono invece la candidatura ben sei interpreti afroamericani e uno di origini indiane (un record), ai quali si aggiungono 4 autori di documentari e alcuni tecnici di livello, oltre ovviamente al succitato regista Jenkins, il cui applaudito e già citato Moonlight (come anche il pur meno presente Barriere di Washington) è riuscito con merito ad imporsi come uno dei grandi protagonisti di questa edizione.

Tornando ai film in nomination, da citare sono inoltre altri due film molto apprezzati come The Lobster di Yorgos Lanthimos e 20th Century Women di Mike Mills (entrambi candidati per la migliore sceneggiatura originale), ma anche l’italiano Fuocoammare, il già premiatissimo documentario di Gianfranco Rosi che, pur escluso dalla corsa all’Oscar come miglior film straniero ottiene una candidatura come miglior documentario. L’Italia è inoltre presente in questa edizione anche nella categoria del miglior trucco e acconciature con Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregoriani, che insieme all’americano Christopher Nelson concorrono al premio per il loro lavoro in Suicide Squad di David Ayer.

Tra gli altri film candidati figurano anche (tutti a quota 2 candidature) lo sci-fi Passengers di Morten Tyldum, il fantasy Animali Fantastici e dove trovarli (primo capitolo della saga spin-off di Harry Potter), il catastrofico Deepwater: Inferno sull’Oceano di Peter Berg e Rogue One: A Star Wars Story. Stesso numero di nomination anche per lo svedese A Man Called Ove (che si contenderà il premio come miglior film straniero con il tedesco Toni Erdmann) e due film animati molto apprezzati come Oceania e Kubo e la Spada Magica (quest’ultimo candidato anche per gli effetti visivi, che invece tenterà di soffiare la vittoria a Zootropolis, grande successo targato Disney).

Infine, tra gli esclusi degni di nota, oltre a Silence di Martin Scorsese e Sully di Clint Eastwood (entrambi presenti solo in una categoria tecnica), spiccano invece soprattutto i poco apprezzati La Legge della Notte di Ben Affleck e L’Eccezione alla Regola di Warren Beatty, ma anche Café Society di Woody Allen, Amori e Inganni di Whit Stillman, The Birth of a Nation di Nate Parker, Il GGG di Steven Spielberg e The Founder di John Lee Hancock.

Ma veniamo ora alle candidature nel dettaglio: di seguito ecco infatti elencate tutte le nomination di questa 89a edizione dei premi Oscar; ogni categoria è inoltre accompagnata da un approfondimento sui candidati che include alcune considerazioni personali e relativi pronostici sui vincitori, che saranno annunciati il 26 febbraio durante la cerimonia di premiazione condotta da Jimmy Kimmel.

A differenza delle scorse due edizioni, quest’anno sono 9 i film in corsa per il premio più importante. Forte anche delle numerose candidature, l’amatissimo La La Land sembra essere il grande favorito per la vittoria in questa e in molte altre categorie: già tra i maggiori trionfatori della stagione dei premi (come dimostra anche il fresco record di vittorie ai Golden Globe), il musical di Chazelle potrebbe infatti fare incetta di statuette, anche se d’altra parte dovrà vedersela con l’applaudito Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan (co-prodotto da Matt Damon) e soprattutto con l’osannato Moonlight di Barry Jenkins, vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico e secondo film più candidato insieme ad Arrival di Denis Villeneuve, altro forte contendente. Tra gli altri titoli in lizza per il premio figurano poi l’ottimo esordio Lion di Garth Davis e il piccolo-grande Hell or High Water di David Mackenzie, ma non sono da sottovalutare anche Barriere di Denzel Washington (anche protagonista e co-produttore) e La Battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson; a chiudere la rosa di candidati troviamo infine l’apprezzato Il Diritto di Contare di Theodore Melfi (co-prodotto da Pharrell Williams, anche co-autore della colonna musicale). Tra i film a mancare la nomination nella categoria principale spiccano invece soprattutto Jackie di Pablo Larraìn, Loving di Jeff Nichols, 20th Century Women di Mike Mills, Sully di Clint Eastwood e Animali Notturni di Tom Ford, ma anche il grande escluso Silence di Scorsese e l’atipico contendente Deadpool (che dopo le candidature ai Golden Globe e ai prestigiosi Producers Guild Awards sembrava infatti quasi poter puntare a diventare uno dei più sorprendenti outsider degli ultimi anni).

Forte della pioggia di candidature per il suo La La Land, il favorito alla vittoria come miglior regista è certamente Damien Chazelle, già tra i grandi protagonisti dell’edizione 2015 con il precedente Whiplash (premiato con tre statuette); se la sua candidatura si concretizzasse in statuetta, il trentaduenne regista diventerebbe il più giovane ad aggiudicarsi il premio. D’altra parte, Chazelle dovrà però vedersela con un contendente di tutto rispetto come Barry Jenkins (anch’esso candidato anche come sceneggiatore per l’osannato Moonlight), che in caso di vittoria sarebbe invece il primo regista di colore a trionfare in questa categoria (prima di lui, solo altri tre afroamericani riuscirono ad ottenere la nomination, ovvero John Singleton, Lee Daniels e Steve McQueen). Assai quotato comunque anche Kenneth Lonergan, a sua volta in corsa anche per il premio alla sceneggiatura per il suo Manchester by the Sea. Chiudono la cinquina il canadese Denis Villeneuve (che dopo numerose prove di livello finalmente ottiene la sua prima candidatura per Arrival) e il ritrovato Mel Gibson: grazie al ben accolto Hacksaw Ridge, dopo un periodo turbolento (anche a causa delle sue ormai note dichiarazioni a dir poco controverse) l’attore e regista sembra ora infatti riavvicinarsi ad Hollywood, tornando tra i candidati come miglior regista ad oltre vent’anni dalla sua vittoria per Braveheart. Niente nomination invece per i registi di due film pluricandidati, ovvero l’australiano Garth Davis (in corsa per il Director’s Guild Award per il suo Lion) e l’inglese David Mackenzie (anch’esso molto acclamato per il suo Hell or High Water); oltre al veterano Clint Eastwood e a Tom Ford (quest’ultimo insignito del Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Venezia), restano poi fuori dalla cinquina anche Denzel Washington (che però si aggiudica la candidatura come miglior attore per il suo Barriere) e Martin Scorsese (che invece con l’ultimo Silence non ha riscosso l’usuale successo nel circuito dei premi).

In questa categoria si preannuncia una competizione piuttosto serrata: per la sua interpretazione in Manchester by the Sea, negli ultimi mesi il protagonista Casey Affleck ha infatti inanellato una vittoria dopo l’altra (tra cui quelle ai Golden Globe e ai Critics’ Choice Awards), dominando il circuito dei premi e cementando sempre più il suo status di favorito per la vittoria dell’Oscar; soffiargli la vittoria potrebbe essere difficile perfino per un candidato assai quotato come Ryan Gosling (anch’esso premiato ai Golden Globe), eppure Affleck potrebbe comunque trovare un validissimo avversario nel già due volte vincitore Denzel Washington, snobbato come regista ma candidato sia come attore che come co-produttore per il suo Barriere; in caso di vittoria, Washington diventerebbe il terzo interprete maschile ad ottenere tre premi, eguagliando il record di Jack Nicholson e Daniel Day-Lewis. A completare la cinquina troviamo poi la new entry Andrew Garfield (che l’Academy ha preferito candidare per La Battaglia di Hacksaw Ridge di Gibson piuttosto che per Silence di Martin Scorsese), e il ritrovato Viggo Mortensen, che ottiene la sua seconda candidatura (questa volta come protagonista) per la sua notevole performance nell’apprezzato film indipendente Captain Fantastic; quest’ultimo soffia così la nomination al quotato Tom Hanks di Sully, nuovamente escluso dai candidati come anche l’ottimo Joel Edgerton di Loving.

La corsa al premio per la miglior attrice si prospettava da tempo particolarmente competitiva, e le candidature lo confermano: se la favorita per la vittoria rimane l’amatissima Emma Stone di La La Land (già premiata a Venezia e ai Golden Globe), d’altra parte Natalie Portman continua a raccogliere grandi elogi per la sua interpretazione di Jackie Kennedy nell’osannato biopic di Pablo Larraìn, mentre la grande Isabelle Huppert ha attraversato gloriosamente il circuito dei premi: dopo aver raccolto diversi riconoscimenti internazionali (tra cui il Golden Globe come miglior attrice drammatica), grazie alla sua interpretazione nel controverso Elle di Paul Verhoeven (scandalosamente escluso dai candidati al premio come miglior film straniero), la grande attrice francese (senza dubbio tra le migliori d’Europa) ottiene infatti la sua prima, meritatissima candidatura all’Oscar, confermandosi quindi una validissima contendente. A completare la sorpresa Ruth Negga (davvero notevole in Loving di Jeff Nichols) e ancora l’immancabile Meryl Streep, candidata quest’anno per Florence; quest’ultima, già vincitrice di 3 premi, continua così a battere il suo stesso record, arrivando con quest’ultima a quota 20 candidature. Oltre alla Taraji P. Henson de Il Diritto di Contare e alla sempre brava eppure mai candidata Emily Blunt (in corsa per il SAG Award grazie alla sua interpretazione ne La Ragazza del Treno), tra le attrici invece escluse da questa categoria spiccano certamente Annette Bening (molto apprezzata per la sua performance in 20th Century Women) e soprattutto Amy Adams, quest’ultima incredibilmente snobbata pur avendo nuovamente dimostrato il suo talento in ben due pellicole molto presenti in questa stagione dei premi, ovvero Animali Notturni e Arrival: nonostante la grande considerazione riservata dall’Academy al film di Villeneuve, a sorpresa l’attrice (che vanta già cinque nomination alle spalle, nessuna delle quali concretizzatasi in statuetta) non è infatti riuscita ad ottenere una nuova candidatura nemmeno per il suo intenso ruolo centrale nell’acclamata pellicola di fantascienza.

Nonostante la sorprendente vittoria ai Golden Globe, che sembrava averlo reso un inaspettato outsider nella corsa all’Oscar, alla fine l’inedito Aaron Taylor-Johnson di Animali Notturni non ha riscosso lo stesso successo con l’Academy, che l’ha infatti escluso dai candidati preferendogli invece il più apprezzato co-protagonista Michael Shannon; già candidato nel 2008 nella medesima categoria, la sua nomination resta quindi l’unica per il film di Tom Ford, in precedenza molto apprezzato proprio ai Golden Globe e ancora prima al festival di Venezia (dove ricevette due premi importanti). Oltre al giovane quanto sorprendente Lucas Hedges di Manchester by the Sea e al Dev Patel di Lion (terzo attore indiano ad ottenere una nomination), in corsa per il premio troviamo poi un grande veterano come Jeff Bridges, che per il suo ruolo nel piccolo-grande Hell or High Water ottiene la sua settima candidatura; già premiato come protagonista nel 2009, l’amatissimo attore dovrà però vedersela con la rivelazione Mahershala Ali, molto quotato nonché già premiatissimo per la sua notevole interpretazione in Moonlight. Tra gli esclusi, oltre ai notevoli co-protagonisti di Silence (ovvero Liam Neeson e Adam Driver), spiccano anche il ritrovato Hugh Grant di Florence, il Kevin Costner de Il Diritto di Contare e l’ottimo Ben Foster di Hell or High Water.

Nella corsa al premio come migliore attrice non protagonista, a guidare la competizione è Viola Davis, la quale, grazie alla sua grande interpretazione in Barriere, diventa la prima attrice di colore ad arrivare alla terza candidatura; già vincitrice del Golden Globe e del Critics’ Choice Awards, l’amatissima interprete dovrà però vedersela con l’ottima Naomie Harris di Moonlight (alla sua prima candidatura) e con la sempre brava Michelle Williams (la quale ottiene invece la sua quarta nomination per il suo ruolo breve ma intenso in Manchester by the Sea). Meno competitive due attrici già premiate in precedenza come Nicole Kidman (assai apprezzata per il suo commovente ruolo in Lion) e Octavia Spencer (unica componente del nutrito cast de Il Diritto di Contare ad aggiudicarsi la candidatura). Niente nomination invece per la Greta Gerwig di 20th Century Women e per la giovane promessa Janelle Monáe, già attiva come cantante e quest’anno presente in ben due pellicole pluricandidate (ovvero Moonlight e Il Diritto di Contare).

Nella categoria della migliore sceneggiatura originale si prospetta una sfida a due: se è vero che molto raramente i musical trionfano per la scrittura (l’ultimo a vincere per la sceneggiatura fu Gigi nel 1958), d’altra parte la pioggia di candidature per La La Land dimostra che il film di Chazelle può contare su una considerazione tale da riuscire a sovvertire le statistiche e soffiare così la vittoria al favorito Manchester by the Sea, che però resta un validissimo contenente. Ben posizionato comunque anche Hell or High Water, che fa conquistare la sua prima nomination a Taylor Sheridan (ex attore, già acclamato per la sceneggiatura di Sicario di Denis Villeneuve). In lizza per il premio anche 20th Century Women (scritto dal regista Mike Mills), film molto apprezzato eppure presente solo in questa categoria. Chiude infine la cinquina un meritevole outsider di livello, ovvero l’acclamato The Lobster, primo film in lingua inglese del greco Yorgos Lanthimos e già vincitore del Premio della Giuria al festival di Cannes. Tra gli esclusi in questa categoria spicca soprattutto Jackie di Pablo Larraìn (premiato a Venezia proprio per la sceneggiatura di Joshua Oppenheimer), ma anche l’indipendente Captain Fantastic, il cartoon Disney Zootropolis, l’ottimo Paterson di Jim Jarmusch e l’apprezzato Io, Daniel Blake (ultimo film di Ken Loach, fresco di candidature ai Bafta Awards).

In questa categoria il favorito sembra essere Moonlight, la cui sceneggiatura (firmata dal regista Barry Jenkins) è liberamente ispirata sul testo dell’opera teatrale In Moonlight Black Boys Looks Blue, scritta dal 2003 dal drammaturgo Tarell Alvin McCraney; nonostante tale pièce non sia mai rappresentata e il copione dalla stessa ispirato si distanzi non poco dalla fonte, ciò è bastato all’Academy per catalogare il lavoro di Jenkins come “non originale”, accreditando McCraney come autore del soggetto e candidandolo quindi insieme al regista. A contrastarne la corsa all’Oscar è soprattutto Arrival di Denis Villeneuve (scritto da Eric Heisserer e tratto dal racconto Story of Your Life di Ted Chiang), anche se il commovente Lion (basato sull’autobiografia di Saroo Brierley, adattata per lo schermo da Luke Davies) potrebbe rivelarsi un valido contendente. Assai quotato anche Barriere, basato sulla pièce omonima del grande drammaturgo afroamericano August Wilson (premiata con il Pulitzer e il Tony Award) e da lui stesso adattata per lo schermo; l’autore ne terminò la riduzione cinematografica prima di morire prematuramente nel 2015, ma la lavorazione si prolungò fino a quest’anno, facendogli quindi ottenere una candidatura postuma. Chiude infine la cinquina Il Diritto di Contare, tratto dal libro di Margaret Lee Shetterly e sceneggiato dal regista Theodore Melfi insieme a Allison Schroeder. Tra le maggiori esclusioni, oltre nuovamente a Silence di Scorsese (tratto dal celebre romanzo di Shusaku Endo), spiccano soprattutto Animali Notturni (basato su un romanzo di Austin Wright) e Sully (adattamento dell’autobiografia di Chelsea Sullenberg), ma anche due film ispirati ad altrettante storie vere già raccontate in altrettanti documentari, ovvero Loving e La Battaglia di Hacksaw Ridge.

Tra le pellicole non americane più apprezzate e premiate dell’anno, il tedesco Vi Presento Toni Erdmann si conferma il grande favorito nella corsa all’Oscar come miglior film straniero; considerata anche l’assenza di due film molto acclamati come il coreano The Handmaiden (ultimo film del grande Park Chan-wook, inaspettatamente non selezionato come competitor ufficiale dalla commissione del paese d’origine) e il francese Elle (diretto dal veterano olandese Paul Verhoeven e scandalosamente escluso dall’Academy perfino dalla shortlist di finalisti), il film di Maren Ade dovrebbe infatti avere campo libero, trovando magari agli Oscar una sorta di risarcimento per la mancata vittoria della Palma d’Oro a Cannes. Ad insidiarne la corsa alla statuetta troviamo però un trio di pellicole molto apprezzate, ovvero il danese Land of Mine, lo svedese A Man Called Ove (candidato anche per il miglior trucco e acconciature) e l’iraniano Il Cliente (diretto dal grande Asghar Farhadi, già premiato nel 2011 per Una Separazione); a chiudere la cinquina troviamo infine il dramma in lingua Bislama Tanna, primo film australiano a rientrare tra i candidati in questa categoria. Tra gli esclusi, oltre allo svizzero La Mia Vita da Zucchina (candidato però come miglior film d’animazione), da citare sono innanzitutto gli altri tre finalisti, ovvero il russo Paradise, il norvegese The King’s Choice e il canadese È solo la Fine del Mondo (ultima opera dell’enfant prodige Xavier Dolan). Niente candidatura anche per l’italiano Fuocoammare, che però non viene ignorato dall’Academy: pur non riuscendo ad arrivare nella shortlist dei finalisti in questa categoria, il film di Gianfranco Rosi (selezionato per rappresentare il nostro Paese in questa edizione dei premi Oscar) è riuscito infatti comunque ad ottenere la candidatura come miglior documentario. Infine, tra le pellicole non entrate nella shortlist spiccano inoltre il cileno Neruda di Pablo Larraìn (comunque presente in questa edizione con Jackie), il brasiliano Aquarius, il finlandese The Happiest Day in the Life of Olli Mäki e lo spagnolo Julieta (ultimo film di Pedro Almodóvar).

Probabile sfida a tre nella categoria del miglior film d’animazione: tra due prodotti Disney di successo come Zootropolis e Oceania (quest’ultimo candidato anche per la miglior canzone), il primo potrebbe avere la meglio, anche se l’apprezzatissimo Kubo e la Spada Magica (ottimo prodotto Laika realizzato in stop-motion ed in lizza anche per il premio agli effetti visivi) rimane un contendente assolutamente da non sottovalutare. Chiudono la rosa di candidati due cartoon non americani, ovvero lo svizzero La Mia Vita da Zucchina (che come suddetto ha sfiorato la candidatura anche come miglior film straniero) e l’outsider di produzione franco-giapponese La Tartaruga Rossa (gioiellino in animazione tradizionale, anch’esso amatissimo dalla critica). Mancano invece la candidatura il musicale Sing, il nuovo cartoon Dreamworks Trolls (candidato invece per la miglior canzone) e due apprezzati prodotti giapponesi come Your Name e Miss Hokusai; esclusa quest’anno anche la Pixar, la cui ultima fatica, ovvero il sequel Alla Ricerca di Dory, non ha infatti ottenuto l’usuale buon riscontro con l’Academy.

La rosa dei contendenti al premio per la migliore fotografia è quest’anno composta da un precedente candidato e ben quattro new entry: il primo, ovvero il messicano Rodrigo Prieto (già noto per le sue collaborazioni con Iñárritu e Ang Lee), riesce a centrare l’unica nomination per Silence di Martin Scorsese (snobbato in tutte le altre categorie), anche se d’altra parte dovrà vedersela con una concorrenza di tutto rispetto: infatti, il favorito per la vittoria sembra essere lo svedese Linus Sandgren (artefice delle dense e sognanti policromie di La La Land), anche se non è da sottovalutare lo stimato Bradford Young, che per il suo notevole lavoro in Arrival diventa il secondo direttore della fotografia di colore ad aggiudicarsi una nomination (il primo fu l’inglese Remi Adefarasin, candidato nel 1998 per Elizabeth); in lizza per il premio troviamo poi Greig Fraser (già molto attivo nel cinema d’autore ed ora finalmente candidato per l’ottima esaltazione delle atmosfere indiane di Lion) e il meno conosciuto James Laxton (molto apprezzato per il suo lavoro in Moonlight). Tra gli esclusi in questa categoria, oltre ad alcune pellicole molto quotate come Jackie, Hell or High Water e La Battaglia di Hacksaw Ridge, spiccano anche alcune vecchie conoscenze dell’Academy come Seamus McGarvey (il cui lavoro in Animali Notturni resta comunque certamente degno di nota) e il grande Roger Deakins (che con 13 nomination alle spalle e incredibilmente ancora nessuna vittoria non è riuscito ad aggiudicarsi una nuova candidatura per Ave, Cesare! dei fratelli Coen); purtroppo snobbato anche l’italiano Vittorio Storaro (autentico mago delle luci e già 3 volte vincitore), che anche quest’anno ha potuto sfoggiare nuovamente tutto il suo talento illuminando divinamente il primo film in digitale di Woody Allen, ovvero Café Society.

Anche in questa categoria La La Land si pone in pole position per la vittoria: la nostalgica ed avvolgente Los Angeles del musical di Chazelle ha infatti incantato critici e spettatori, ma i coniugi scenografi Wasco (candidati per la prima volta) dovranno vedersela con un altro film calato in ambientazione hollywoodiana, ovvero Ave, Cesare! dei fratelli Coen, ambientato proprio nella mecca del cinema durante gli Anni Cinquanta; a contrastare entrambi troviamo un noto veterano come Stuart Craig (già 3 volte vincitore), che dopo aver curato le scenografie dell’intera saga di Harry Potter torna ora a ricostruire le magiche ambientazioni del magico universo creato da J. K. Rowling per il primo capitolo della saga spin-off Animali Fantastici e Dove Trovarli. Chiudono la cinquina due pellicole di fantascienza molto diverse tra loro, ovvero il romantico e spettacolare Passengers (ambientato interamente all’interno di un’enorme e avveniristica astronave, concepita dall’ottimo Guy Hendrix-Dyas) e il più profondo e concettuale Arrival (in cui gli spazi delle navicelle ovoidali disegnati dal canadese Patrice Vermette evocano James Turrell e perfino Magritte). Tra gli esclusi, da citare è innanzitutto Dante Ferretti, già 3 volte vincitore (insieme alla moglie ed arredatrice di scena Francesca Lo Schiavo) ma questa volta snobbato dall’Academy nonostante il sempre notevole mestiere dimostrato nel ricostruire il Giappone del 1600 per il grande escluso Silence (film che segna la nona collaborazione tra il regista Scorsese e il grande scenografo italiano); infine, oltre nuovamente a Jackie e Animali Notturni, manca la nomination in questa categoria anche il succitato The Handmaiden di Park Chan-wook, il cui cruciale ed avvolgente apparato scenografico resta comunque senza dubbio degno di nota.

Per un film in ambientazione contemporanea è assai difficile conquistare una nomination in questa categoria, eppure a quanto pare i variopinti abiti dal sapore vintage di La La Land hanno comunque saputo conquistare l’Academy, che potrebbe quindi assegnare il premio alla stimata costumista Mary Zophres (peraltro fattasi notare quest’anno anche per il suo lavoro in Ave, Cesare! dei fratelli Coen). Ma insieme ad altre due note professioniste non ancora premiate, ovvero Consolata Boyle e Joanna Johnson (la prima candidata per i vistosi abiti di Florence e la seconda per quelli più glamour di Allied, film di Zemeckis presente solo in questa categoria), in nomination troviamo anche una new entry da non sottovalutare, ovvero la francese Madeline Fontaine, già conosciuta in patria soprattutto per le preziose collaborazioni con Jean-Pierre Jeunet e quest’anno in lizza per la statuetta per il suo apprezzatissimo lavoro in Jackie di Pablo Larraìn. A chiudere la rosa tutta al femminile di candidati in questa categoria troviamo infine una vecchia conoscenza dell’Academy, ovvero la grande Colleen Atwood (11 nomination e 3 premi alle spalle), il cui noto talento per i vestiari più fantasiosi è questa volta messo a servizio dell’universo di Harry Potter, impreziosendo non poco lo spin-off di successo Animali Fantastici e Dove Trovarli. Tra i film snobbati in questa categoria, oltre a L’Eccezione alla Regola di Warren Beatty e La Legge della Notte di Ben Affleck (entrambi poco apprezzati anche dalla critica), spiccano inoltre soprattutto l’australiano The Dressmaker e l’ottimo Amori e Inganni, ma anche il meritevole The Handmaiden di Park Chan-wook e ancora Silence, film per il quale (a vent’anni dall’ultima esperienza con Kundun, anch’esso diretto da Scorsese) il succitato scenografo Dante Ferretti è tornato a ricoprire anche il ruolo di costumista.

Nella categoria dedicata al trucco e alle acconciature, a saltare subito all’occhio sono gli italiani Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, professionisti dalla carriera trentennale ed ora candidati insieme all’americano Christopher Nelson per il loro lavoro nel discusso Suicide Squad di David Ayer. Ad insidiare la loro corsa all’Oscar troviamo però un valido contendente come Star Trek Beyond, terzo film della saga reboot ideata da J. J. Abrams il cui primo capitolo conquistò la statuetta proprio in questa categoria. A sorpresa, a chiudere il trio di film candidati troviamo poi il finlandese A Man Called Ove (in lizza anche per il premio come miglior film straniero), che soffia quindi la nomination al quotato Deadpool. Oltre nuovamente a Silence, mancano invece la candidatura anche Florence, Ave, Cesare! e The Dressmaker.

In corsa per il premio al miglior montaggio troviamo cinque titoli candidati anche come miglior film, evento tutt’altro che casuale in una categoria che infatti tende a riflettere le potenzialità dei film in nomination. Anche per questo, il favorito resta il Tom Cross di La La Land (già premiato nel 2014 per il precedente film di Chazelle, ovvero l’ottimo Whiplash), anche se l’ottimo Joe Walker di Arrival resta comunque un valido contendente. In lizza per la statuetta troviamo poi un altro precedente candidato già noto come John Gilbert (che ottiene una nuova nomination per La Battaglia di Hacksaw Ridge), la new entry Jake Roberts (molto apprezzato per il suo lavoro in Hell or High Water) e l’inedita coppia di montatori di Moonlight, ovvero Nat Sanders (già collaboratore del regista Jenkins per il suo film precedente) e Joi McMillon (che invece diventa la prima donna di colore a ricevere la candidatura in questa categoria). Tra gli esclusi, oltre ai quotati Manchester by the Sea e Lion, da citare anche Sully di Clint Eastwood e ovviamente Silence di Scorsese. Fuori dalla cinquina dei candidati in questa categoria anche O.J.: Made in America (presente però nella categoria dedicata ai documentari), il cui magistrale assemblaggio dei materiali di repertorio pareva avere le carte in regola per sovvertire le sfavorevoli statistiche e far ottenere ad un documentario la candidatura in questa categoria (eventualità verificatasi soltanto due volte in passato).

Naturalmente in questa categoria La La Land gioca in casa, confermandosi anche qui il grande favorito. Per gli altri contendenti sarà infatti difficile prevalere su un musical con una colonna sonora originale, anche se la concorrenza resta comunque di tutto rispetto: oltre alla quotata Mica Levi di Jackie (film davvero notevole anche sul piano musicale) e agli apprezzati compositori di Lion (il tedesco Hauschka e l’americano O’Halloran), a tentare di insidiare il film di Chazelle troviamo infatti anche il giovane Nicholas Britell di Moonlight ed infine il grande Thomas Newman di Passengers (il quale, nonostante le 13 candidature precedenti, incredibilmente non è ancora riuscito ad aggiudicarsi nessuna vittoria). Mancano invece la nomination Abel Korzeniowski (Animali Notturni), Rupert Greyson-Williams (La Battaglia di Hacksaw Ridge), Michael Giacchino (Rogue One: A Star Wars Story) e il già premiato Dario Marianelli (Kubo e la Spada Magica), ma anche due vecchie conoscenze dell’Academy come Alexandre Desplat (Florence) e John Williams (il quale, già vincitore di 5 premi su un totale di ben 50 nomination, è tornato quest’anno a collaborare con Steven Spielberg per Il GGG, film che però è stato del tutto ignorato dall’Academy). Niente candidatura anche per la colonna sonora de Il Diritto di Contare, composta da Benjamin Wallfisch in collaborazione con il grande Hanz Zimmer (noto pluricandidato nonché già vincitore) e con Pharrell Williams (a sorpresa escluso anche dalla categoria della miglior canzone).

Come da pronostico, il musical La La Land ottiene una doppia candidatura nella categoria della miglior canzone per i due brani più amati della soundtrack (eseguiti dai protagonisti Ryan Gosling e Emma Stone). Anche per questo il musical di Chazelle dovrebbe avere campo libero, a meno che la suddetta scelta multipla non porti ad una dispersione di voti: tale eventualità, pur comunque piuttosto improbabile, favorirebbe invece il cartoon Oceania, il cui tema portante “How Far I’ll Go” fa ottenere la prima nomination a Lin-Manuel Miranda (già premiato con il Tony e il Pulitzer per l’ormai mitico musical Hamilton). A chiudere la cinquina troviamo poi un secondo film d’animazione, ovvero Trolls (in lizza per il premio con il brano “Can’t Stop the Feeling!” di Justin Timberlake), e il documentario Jim: The James Foley Story con l’intensa “The Empty Chair” di Sting (anche co-autore insieme a J. Ralph). Tra i brani esclusi, oltre alla quotata “Runnin’” di Pharrell Williams (anche autore della colonna sonora ma candidato invece solo come produttore per Il Diritto di Contare), spiccano inoltre “Drive It Like You Stole It” (dall’ottimo Sing Street), “A Letter to the Free” (dal documentario 13th), “Faith” (dal cartoon Sing) e “The Rules Don’t Apply” (da L’Eccezione alla Regola), ma anche “Angel by the Wings” (dal documentario La Principessa e l’Aquila) e “Try Everything” (eseguita da Shakira per Zootropolis).

Nella categoria dedicata agli effetti visivi, lo spettacolare fotorealismo della versione in live action del classico Disney Il Libro della Giungla potrebbe avere la meglio su due candidati di successo come Rogue One: A Star Wars Story e Doctor Strange (unica produzione Marvel di quest’anno a ricevere una candidatura). Da notare però anche la presenza tra i candidati del notevole cartoon in stop-motion Kubo e la Spada Magica, che diventa il secondo film d’animazione ad ottenere una nomination in questa categoria (il primo fu il bellissimo The Nightmare Before Christmas nel 1993). Chiude la cinquina Deepwater: Inferno sull’Oceano, spettacolare film catastrofico di Peter Berg, candidato anche per il miglior montaggio sonoro. Tra gli esclusi, oltre all’apprezzato A Monster Calls di Juan Antonio Bayona, da citare sono anche i cinque film selezionati come finalisti che però non sono riusciti a rientrare nella rosa dei candidati, ovvero Animali Fantastici e Dove Trovarli, Passengers, Captain America: Civil War, Il GGG di Steven Spielberg e soprattutto il pluricandidato Arrival (la cui assenza in questa categoria stupisce non poco).

Nelle due categorie dedicate al sonoro, a guidare la competizione è ancora La La Land, che come spesso accade per i musical parte infatti come grande favorito per il premio al sound mixing (curato dal pluricandidato e già vincitore Andy Nelson); a sorpresa, il film di Chazelle riceve inoltre una sorprendente candidatura anche per il montaggio sonoro grazie al lavoro di Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan (prime donne candidate in questa categoria). Tra gli altri titoli in corsa per la statuetta, a spiccare sono soprattutto Arrival e La Battaglia di Hacksaw Ridge, anch’essi candidati in entrambe le categorie ed assai competitivi. Ma oltre al war movie 13 Hours, nella categoria del mixaggio sonoro si fa notare anche Rogue One: A Star Wars Story (candidato anche per gli effetti visivi); quest’ultimo film manca però la nomination nella categoria del montaggio sonoro, dove a completare la cinquina troviamo invece ancora Deepwater: Inferno sull’Oceano di Peter Berg e Sully di Clint Eastwood (film che inaspettatamente riceve soltanto questa nomination tecnica). Tra le pellicole escluse da entrambe le categorie da citare sono invece soprattutto Il Libro della Giungla, Doctor Strange, Animali Fantastici Dove Trovarli, Passengers, Patriots Day di Peter Berg e ancora Silence di Scorsese.

UPDATE (NOTA PER LA CATEGORIA “MIGLIOR MIXAGGIO SONORO”):
All’annuncio delle cinquine, tra i tecnici del suono candidati per il film 13 Hours figurava anche il noto Greg P. Russell (nominato già ben 16 volte nella medesima categoria eppure incredibilmente mai premiato), ma un giorno prima della cerimonia di premiazione l’Academy ha deciso di annullare la sua candidatura a causa di una violazione del regolamento durante la campagna di promozione. Nonostante ciò, il film rimane comunque in competizione, con i restanti tre tecnici del suono a concorrere per il premio.

Come suddetto, anche la categoria dedicata ai documentari contribuisce a cancellare (almeno per ora) l’hashtag #OscarsSoWhite: infatti, quest’anno ben quattro dei cinque film candidati al premio come miglior documentario sono diretti da registi di colore; il primo, ovvero 13th – XIII Emendamento (diretto da Ava DuVernay, già regista di Selma), è un’esplorazione delle cause della “mass incarceration” statunitense, una piaga che colpisce soprattutto proprio la comunità afroamericana; il secondo, I Am Not Your Negro (narrato da Samuel L. Jackson e già premiato a Toronto) si concentra sulle lotte razziali attingendo dal lavoro dello scrittore James Baldwin; il terzo, O. J.: Made in America (concepito come una miniserie in 5 parti e arrivato alla candidatura nonostante la distribuzione non convenzionale) rievoca l’ascesa e la caduta della star del football americano O.J. Simpson; l’ultimo, ovvero Life, Animated (meno competitivo ma comunque molto apprezzato) racconta invece la storia di un ragazzo autistico che riesce ad emergere dall’isolamento grazie ai film Disney. In questa categoria la gara pare restringersi ai primi tre (tutti molto quotati), anche se tali forti contendenti dovranno vedersela con l’italiano Fuocoammare: infatti, pur mancando come suddetto la candidatura come miglior film straniero, l’acclamato documentario sugli sbarchi dei migranti a Lampedusa diretto da Gianfranco Rosi può comunque concorrere al premio in questa categoria, puntando quindi anche all’Oscar dopo le vittorie agli European Film Award e al Festival di Berlino (dove la giuria presieduta da Meryl Streep gli conferì l’Orso d’Oro come miglior film). Tra i documentari esclusi dalle nomination spiccano invece soprattutto l’applaudito Weiner (premiato al Sundance), l’intenso La Principessa e l’Aquila (candidato ai Bafta), lo sperimentale Tower e l’ambizioso Cameraperson.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

  • Ennemis Intérieurs (Sélim Azzazi)
  • Le Femme et le TGV (Timo von Gunten, Giacun Caduff)
  • Silent Nights (Aske Bang, Kim Magnusson)
  • Sing (Kristof Deák, Anna Udvardy)
  • Timecode (Juanjo Giménez)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO

  • Extremis (Dan Krauss)
  • 4.1 Miles (Daphne Matziaraki)
  • Joe’s Violin (Kahane Cooperman, Raphaela Neihausen)
  • Watani: My Homeland (Marcel Mettelsiefen, Stephen Ellis)
  • The White Helmets (Orlando von Einsiedel, Joanna Natasegara)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE

  • Blind Vaysha (Theodore Ushev)
  • Borrowed Time (Andrew Coats, Lou Hamou-Lhadj)
  • Pear Cider and Cigarettes (Robert Valley, Cara Speller)
  • Pearl (Patrick Osborne)
  • Piper (Alan Barillaro, Marc Sondheimer)

OSCAR ONORARIO

  • Jackie Chan
  • Anne V. Coates
  • Lynn Stalmaster
  • Frederick Wiseman

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

AlphaOmega Captcha Cinematica  –  What Film Do You See?