Captain Phillips – Attacco in Mare Aperto

Captain Phillips – Attacco in Mare Aperto

- in Film 2013, Recensioni
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Da un fatto realmente accaduto nell’Aprile 2009: la nave portacontainer americana Maersk Alabama, in viaggio lungo le coste del Corno d’Africa e guidata dal capitano Richard Phillips (Tom Hanks), viene attaccata e abbordata da quattro pirati somali armati, il cui capo è lo smilzo Muse (Barkhad Abdi), tanto giovane quanto feroce e pronto a tutto: dopo una lotta a bordo della nave per disarmare l’equipaggio e cercare denaro da depredare, questi ultimi sequestrano Phillips per tenerlo in ostaggio e poter così chiedere un riscatto.Dal momento in cui, su uno schermo radar, il pericolo si materializza con la forma di due minuscoli puntini verdi che avanzano verso l’enorme nave container, possiamo subito comprendere il contrasto che sta alla base dell’ultimo film dell’inglese regista (e documentarista) Paul Greengrass, già capace di coniugare impegno (“Bloody Sunday”, “United 93”) ed evasione (“The Bourne Supremacy”, “The Bourne Ultimatum”): tratto dall’autobiografia dello stesso Phillips (scritta con Stephan Tatty), adattata per lo schermo dall’eclettico Billy Ray, “Captain Phillips” è una coinvolgente storia di sopravvivenza dal ritmo infallibile che ben presto diventa un drammatico scontro tra due realtà agli antipodi, il tutto messo in immagini con uno stile robusto, nervoso e mirabilmente non didascalico, evitando la retorica spettacolare e assecondando gli intenti tematici: con importanti contributi dalla fotografia (Barry Ackroyd) e dal montaggio (Christopher Rouse), la cinepresa si muove in spazi sempre più ristretti, passando da larghe riprese con camera a mano (le sequenze dell’abbordaggio) fino a stretti campi e controcampi (lo stallo centrale e ciò che ne consegue), in un crescendo di estrema tensione che ha il suo culmine nella notturna, claustrofobica, splendida parte finale con il confronto nella scialuppa di plastica; un confronto che, pur con la risolutiva discesa in campo dei Navy Seals, è raccontato però senza divismi o sospetti patriottici, anche perché, quasi paradossalmente, resta costantemente in balia di forze superiori: da una parte il capitano Phillips, costretto dalle circostanze ad improvvisarsi eroe per caso, mosso da motivazioni inaspettate; dall’altra il suo corrispettivo piratesco, ovvero il poverissimo Muse, la cui determinazione è data anche dalla disperazione di chi è immischiato nei traffici di un signore della guerra. È la personificazione del contrasto tra l’opulenza occidentale/statunitense e la realtà locale terzomondista, una contrapposizione tra culture rivelatrice degli effetti della globalizzazione e delle conseguenti frizioni tra mondi diametralmente opposti, contaminati dall’ideologia post 11 Settembre. Un raffronto (come suddetto, personale e/o universale) pregnante ed attualissimo, alla cui efficacia espositiva contribuisce anche la precisa attenzione alle importanti psicologie dei personaggi, coadiuvata dall’incisività degli interpreti: accanto ad un grande Tom Hanks (nel suo ruolo migliore da un po’ di tempo a questa parte) non sfigura il sorprendente esordiente Bakhad Abdi, supportato da un cast d’attori somali (non professionisti) di funzionale naturalezza.

Captain Phillips - Attacco in Mare Aperto
Captain Phillips - Attacco in Mare Aperto
Summary
"Captain Phillips"; di Paul Greengrass; con Tom Hanks, Barkhad Abdi, Barkhad Abdirahman, Catherine Keener, Fayasal Ahmed, Mahat M. Ali, Michael Chemus; drammatico; USA, 2013; durata: 134'.
70 %
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