Sully

Sully

- in Clint Eastwood, Film 2016, Recensioni
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Il 15 gennaio del 2009, il mondo assiste al “miracolo sull’Hudson” quando il capitano Chesley ”Sully” Sullenberger (Tom Hanks) compie un ammaraggio d’emergenza col suo aereo nelle acque gelide del fiume Hudson, salvando la vita a tutti i 155 passeggeri presenti a bordo. Tuttavia, anche se Sully viene elogiato dall’opinione pubblica e dai media, che considerano la sua come un’impresa eroica senza precedenti, alcune indagini sulla decisione presa minacciano di distruggere la sua reputazione e la sua carriera.

Superati gli 85 anni, Clint Eastwood dimostra di possedere ancora l’abituale padronanza, pilotando questo suo 36esimo film da regista con una misurata sicurezza che nella sua efficace concisione rispecchia quella del suo protagonista: pur sempre coerente con la concezione artigianale, il rigore etico e la lineare trasparenza del suo cinema, coadiuvato dall’ottimo e cruciale montaggio di Blu Murray il regista asseconda la solida sceneggiatura di Todd Komarnicki (basata sull’autobiografia scritta da Sullenberg insieme al giornalista Jeffrey Zaslow) scomponendo il racconto in sequenze compenetranti per guadagnare in pathos e tensione drammatica senza comunque perdere in pertinenza nella ricostruzione degli eventi; orchestrando una messa in scena di essenziale sobrietà, del tutto armoniosa nel sapiente equilibrio tra le componenti, Eastwood ha saputo così realizzare un coinvolgente dramma intimista che sfocia nel dibattito giudiziario con innesti da disaster movie in cui, mescolando i toni con l’usuale understatement (senza escludere nemmeno alcuni azzeccati accenni ironici), riesce con sagacia ad evitare la retorica e qualsiasi sensazionalismo anche nell’accorto ricorso agli effetti visivi, abilmente subordinati al racconto; a questo proposito, oltre alle tesissime sequenze dell’ammaraggio (svolte con un ritmo e una tecnica sempre ragguardevoli), da notare sono anche gli incubi e le visioni del protagonista che sostenendo la consistenza del tessuto tematico rievocano peraltro lo spettro di ferite non ancora rimarginata nell’animo americano. Anche per questo, sebbene le ormai ben note posizioni politiche di Eastwood siano sempre piuttosto evidenti, d’altra parte paiono in effetti assai riduttive quelle critiche che hanno liquidato il film come un manifesto di propaganda repubblicana (definizione che semmai risultava più adeguata al precedente American Sniper), anche perché in tutto ciò il vero intento del regista, palesato peraltro senza demagogia né forzature, è piuttosto innanzitutto rivendicare nuovamente la centralità delle doti umane contro la supremazia del sistema: da sempre cantore di un eroismo individualista che oltre alla lucidità dell’azione fa capo al peso della coscienza e delle responsabilità, alla libertà di scelta, ma anche all’onore del dubbio, Eastwood riconosce e ribadisce l’importanza e l’influenza di quel cosiddetto “fattore umano” che è in realtà parte integrante di un bagaglio etico che ancora una volta coincide con quello del personaggio principale; non a caso perfettamente in linea con gli eroi della sua filmografia (dal Frankie Dunn di Million Dollar Baby al Walt Kowalski di Gran Torino), Sullenberg è infatti un uomo comune che riesce in un’impresa straordinaria affidandosi in primo luogo al valore dell’esperienza, alla nobiltà del lavoro, al senso del dovere e ad una forte integrità morale. Ad incarnarlo con precisione ed eccellente credibilità (ben supportato da un ottimo Aaron Eckhart nel ruolo del fedele co-pilota Skiles e da una sempre eccellente Laura Linney in quello breve ma centrato dell’amata moglie Lorraine) troviamo un Tom Hanks davvero magistrale nel coniugare spirito d’immedesimazione, finezza nelle sfumature psicologiche e misurata quanto trascinante intensità.

Sully
Sully
Summary
id.; di Clint Eastwood; con Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Autumn Reeser, Sam Huntington, Jerry Ferrara, Holt McCallany; USA, 2016; durata: 96'.
60 %
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