L’Avventura

L’Avventura

Durante una sosta su un isolotto deserto in occasione di una gita in barca alle isole Eolie, la giovane ed insofferente Anna (Lea Massari) scompare misteriosamente nel nulla. Il compagno Sandro (Gabriele Ferzetti) e l’amica Claudia (Monica Vitti) partono quindi alla sua ricerca, ma ben presto la loro preoccupazione per la sorte di Anna si affievolisce, lasciando spazio all’attrazione reciproca.

Primo capitolo di una ideale “trilogia esistenziale” (proseguita con “La Notte” e conclusasi con “L’Eclisse”), il 7° film di Antonioni costituì una novità eclatante nel panorama cinematografico italiano ed internazionale: al festival di Cannes fu inizialmente accolto con sbadigli e fischi riluttanti, eppure tuttavia entusiasmò la critica e ottenne il sostegno di numerose personalità del settore, fino a ricevere il premio della giuria “per il suo rimarchevole contributo alla ricerca di un nuovo linguaggio cinematografico” (mentre la Palma d’Oro fu assegnata a “La Dolce Vita”), oltre al premio Fipresci e al premio dei giovani critici. Tale innovazione risiede in una radicale sperimentazione espressiva riscontrabile non solo a livello narrativo, con la formula di “giallo a rovescio” (il mistero della sparizione di Anna rimane irrisolto) e con la dilatazione dei tempi del racconto data anche dal largo uso di ellissi e divagazioni, ma anche sul piano stilistico e su quello delle tematiche: attuando una rivoluzionaria ridefinizione del rapporto figura-sfondo, Antonioni punta sulle fagocitanti e suggestive atmosfere come filtro per le psicologie dei personaggi (che aderiscono con plasticità agli ambienti circostanti), dando così fondamentale risalto al paesaggio (splendida fotografia in bianconero di Aldo Scavarda) ed elevandolo quindi a specchio allegorico della condizione umana: i grandi spazi inquadrati con angolazioni anomale e lunghissimi indugi sono scarni e desolati come può esserlo un irrazionale istinto generato dal desiderio. Non a caso, al senso straniante di alienazione che pervade la pellicola si aggiunge una marcata componente erotica (che portò ad una denuncia per offesa al pudore): il sesso diviene un impulso privo di emozione, un modo per riempire un vuoto dato dall’incomunicabilità tra chi accoglie il mistero senza risposta della “malattia dei sentimenti” e chi invece continua a cercare una soluzione anche quando (proprio come un giallo senza spiegazione) questa sembra non esserci; a questo proposito, il suddetto confronto riflette non solo le complesse reazioni della natura umana, ma anche il complesso dualismo uomo/donna, tema di rilievo nel cinema di Antonioni: l’accettazione senza pensieri dell’istinto prevalentemente maschile, ferisce la più riflessiva razionalità femminile; nel finale, quest’ultima può forse trovare parziale riscatto nello sguardo che Claudia riserva a Sandro, in lacrime accanto a lei, preso dal rimorso: è uno sguardo colmo di quella pietà che vince sull’anarchia sentimentale perché, anche davanti a quella vacuità che li circonda e che rende tutto ben poco dimostrabile, alla fine è forse proprio ciò che ancora li lega. Girato in 5 mesi con grandi difficoltà (non solo produttive), oltre ai riconoscimenti raccolti a Cannes e in numerosi festival internazionali, in patria ottenne un Nastro d’Argento per la migliore colonna sonora di Giovanni Fusco, mentre Monica Vitti fu premiata con il Globo d’Oro come migliore attrice emergente.

L'Avventura
L'Avventura
Summary
id.; di Michelangelo Antonioni; con Gabriele Ferzetti, Monica Vitti, Lea Massari, Lello Luttazzi, Renzo Ricci, Dominique Blanchar, James Addams, Esmeralda Ruspoli, Dorothy De Poliolo; drammatico; Italia/ Francia, 1960; B/N; durata: 141’.
80 %
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