Blue Jasmine

Blue Jasmine

- in Film 2013, Recensioni, Woody Allen
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Dopo che il marito Hal (Alec Baldwin), affarista truffaldino, è finito in carcere, la benestante e viziata Jasmine (Cate Blanchett), ormai in bancarotta, lascia la sua vita newyorkese di classe per trasferirsi a San Francisco, nel modesto appartamento dell’umile e sbandata sorella Ginger (Sally Hawkins). Mentre l’invadenza della nuova arrivata finisce per scatenare frizioni tra Ginger e il suo rozzo fidanzato Chili (Bobby Cannavale), Jasmine cerca di barcamenarsi tra la ricerca di un lavoro e qualche corteggiatore. Ma le cose non andranno come sperato.

Dopo 7 film europei (senza contare il centrato ritorno a Manhattan con “Basta che Funzioni”), in altalena tra dramma e commedia e tra Oscar (“Midnight in Paris”) e flop (l’ultimo “To Rome with Love”), Allen fa ritorno negli USA e ai suoi toni più amari, sulla scia di “Crimini e Misfatti” e “Sogni e Delitti”. Distaccandosi da Bergman, Čechov o altri modelli di precedente ispirazione, questa volta pare avere come nume tutelare Tennesse Williams e il suo classico “Un tram che si chiama desiderio”, di cui Allen infarcisce questo suo 47° film da autore di riferimenti espliciti, nella struttura narrativa come anche nel centrale psicologismo estenuato (con alcuni rimandi meno evidenti anche a “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Aibee). Attento al disegno dei personaggi, armonico nella costruzione stratificata ed equilibrato nei continui salti temporali (dividendosi tra il presente a San Francisco e i flashback newyorchesi), è un film che inizia con i toni lievi di una commedia sofisticata per poi virare decisamente sul dramma: ricorrendo poco a battute spiritose, l’autore continua il suo percorso di riflessione antropologica clinica (e piuttosto cinica) sulla realtà morale e socio-culturale del nostro tempo. Immerso nel contesto della crisi economica odierna, è anche un’analisi amara e piuttosto pessimista (anche se a tratti un po’ manichea) dei rapporti di classe che influenzano il comportamento umano, mostrandoci due moderne realtà agli antipodi che però, in profondità, possono essere accomunate da una triste trivialità di fondo: da una parte l’alta società di Manhattan, snob e mondana, dall’altra l’America caotica e sfibrata dei meno abbienti, genuina ma dal cuore inaridito a causa di ostili fattori esterni (in primis, ovviamente, i problemi finanziari); perché la colpa può anche non dipendere soltanto dal soggetto in questione, come dimostra il percorso della problematica protagonista, cui Allen guarda con una certa compassione: costretta a farsi forza per tornare a guadagnarsi da vivere ed illusa da spasimanti non molto affidabili, nel tentativo di conservare i suoi cedevoli principi Jasmine si perderà nell’insidiosa tela di ragno dell’esistenza umana, in una sorta di “noir dell’anima” in cui la sconfitta è dietro l’angolo. Straordinaria e luminosa Cate Blanchett, cuore pulsante del film, premiata con l’Oscar e il Golden Globe come miglior attrice.

Blue Jasmine
Blue Jasmine
Summary
id.; di Woody Allen; con Cate Blanchett, Sally Hawkins, Alec Baldwin, Bobby Cannavale, Louis C. K, Andrew Dice Clay, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Max Casella; drammatico; USA, 2013; durata: 98'.
70 %
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