127 Ore

127 Ore

- in Film 2010, Recensioni
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La storia vera del ventisettenne Aron Ralston (James Franco, nomination all’Oscar e al Golden Globe per questo ruolo), sportivo amante del trekking, il quale, durante una delle sue tante escursioni solitarie nel Blue John Canyon nello Utah, rimane intrappolato in un crepaccio, con un braccio schiacciato da un masso staccatosi dalla roccia. Senza particolari risorse (cibo e acqua presto scarseggiano) e senza possibilità di comunicare con il resto del mondo, Aron rimane prigioniero nella stretta gola per cinque lunghi giorni, durante i quali ricorda i rapporti con gli amici, con i familiari, con gli amori passati, e con le due giovani escursioniste incontrate poco prima dell’incidente, filmando i suoi pensieri con una videocamera digitale, finché il suo spirito di sopravvivenza lo porterà ad amputarsi il braccio per tornare in superficie e ritrovare la libertà.

Dopo l’Oscar per “The Millionaire” a Danny Boyle avevano offerto di tutto, anche l’ultimo capitolo della saga di James Bond. Ma lui ha invece deciso di dirigere (nonché co-produrre e co-sceneggiare) questo film dal piccolo budget (18 milioni di dollari) ma dalle grandi difficoltà: “127 Ore” parte infatti da una sfida non da poco, e cioè realizzare, citando lo stesso Boyle, “un film d’azione con un protagonista che non può muoversi”. Fortunatamente, il film non è però l’ennesimo esercizio del genere “survivor”, perché Boyle, grande amatore delle storie di resistenza fisica (e non solo), sceglie invece una soluzione meno drastica, permettendosi più di un’uscita dalla gabbia di roccia: attraverso un montaggio che ne asseconda lo stile (frenetico, splittato, fatto di accelerazioni, dettagli, dilatazioni e sequenze semi-amatoriali), il regista inglese scompone infatti la struttura narrativa, alternando il drammatico presente ad intensi flashback e visioni, accavallando e fondendo sensazioni ed impressioni che (pur con qualche artificioso schematismo) scorrono parallelamente davanti ai nostri occhi come nella mente di Aron. Le cinque giornate del titolo sono così concentrate in 85 travolgenti minuti di efficace virtuosismo registico in cui la tensione drammatica non accenna a scemare sebbene in molti già conoscano la disperata scelta di sopravvivenza che coincide con la risoluzione della vicenda. Complici della felice riuscita del film, insieme ai due montatori, anche il musicista A. R. Rahman (che ritrova Boyle dopo l’Oscar per “The Millionaire”) e i due direttori dell’intensa e avvolgente fotografia, tutti impegnati ad accompagnare il tour de force di un James Franco davvero notevole nella sua grande capace di calarsi nel ruolo: meritatissima la sua nomination all’Oscar, ulteriore conferma del suo avventuroso talento poliedrico dopo le ottime prove in “Milk”, “Pineapple Express” e “Howl”. Altre 5 nomination agli Oscar, tra cui miglior film e sceneggiatura non originale (dal romanzo-resoconto dello stesso Ralston).

127 Ore
127 Ore
Summary
“127 Hours”; di DANNY BOYLE; con JAMES FRANCO, AMBER TAMBLYN, KATE MARA, KATE BURTON, CLEMENCE POESY, LIZZY CAPLAN, TREAT WILLIAMS; drammatico; USA/ G. B., 2010; durata: 90’;
70 %
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1 Comment

  1. Mi pare che la struttura della trama richiami molti film del genere. Sono curioso di vedere se però gli 85 minuti siano frutto della trama esigua, anche con i flashback, oppure del montaggio di Boyle.

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