La Morte Corre sul Fiume

La Morte Corre sul Fiume

- in Anni 50, Recensioni
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West Virginia, anni Trenta. Harry Powell (Robert Mitchum), assassino psicopatico che si finge pastore protestante, scopre per caso l’esistenza di un bottino nascosto la cui segreta ubicazione è però gelosamente custodita dai fratellini John (Billy Chapin) e Pearl (Sally Jane Bruce). Così, l’uomo circuisce e sposa la loro madre Willa (Shelley Winters), non esitando poi ad ucciderla in modo da aver campo libero per estorcere la verità ai piccoli; ma questi ultimi ben presto si danno alla fuga, trovando in seguito una valida alleata in Rachel Cooper (Lilian Gish), anziana benefattrice che adotta e protegge bambini rimasti orfani.

Tratto dal romanzo “The Night of the Hunter” di Davis Grubb (adattato per lo schermo da James Agee), questa prima e unica regia del grande attore inglese Charles Laughton fu una misteriosa e folgorante meteora nel panorama cinematografico statunitense degli anni Cinquanta, distaccandosi dai canoni espressivi dell’epoca; perché, attraverso una scrittura stilistica di grande complessità polifonica, quest’opera dal fascino arcano e di difficile classificazione intreccia e fa confluire una fitta rete di riferimenti ed elementi eterogenei che rimandano a diverse correnti e tradizioni: se a livello visivo guarda alle maestose messinscene di Griffith e ai fasti del muto, con ispirati rimandi al cinema scandinavo ed espressionista (evidenti anche nello splendido bianconero dai forti contrasti e rimandi pittorici ad opera del direttore della fotografia Stanley Cortez), sul piano narrativo si sviluppa invece innestando toni ed elementi da noir d’atmosfera in una struttura da racconto fiabesco. Tale inconsueta formula antitetica si riflette mirabilmente anche sul piano tematico e concettuale in un’opera che procede appunto per rime interne e contrapposizioni, a partire dalla centrale riflessione (senza velleità di giudizio) sull’eterno dualismo dicotomico tra Bene e Male, reso attraverso la rappresentazione di un’America profonda messa in ginocchio dalla Grande Depressione in cui le tragedie umane si svolgono tra la quiete della natura mentre le folle difendono i fanatismi morali per poi pretendere i linciaggi pubblici; a questo proposito, anche l’archetipo di matrice favolistica dell’innocenza infantile insidiata da un “orco” crudele e glorificata da una “fata” misericordiosa è così trasfigurato in un’allegoria del contrasto tra due differenti approcci religiosi, ovvero quello misericordioso dell’anziana benefattrice (interpretata dalla grande diva del muto Lilian Gish) e quello radicale del finto reverendo (uno straordinario Mitchum, antagonista da antologia sulle cui nocche sono tatuate proprio le parole Amore e Odio): non a caso, tra i momenti da ricordare (insieme alla celebre scena del ritrovamento sul fondo del fiume del cadavere di Willa (un’ottima Winters volutamente sopra le righe) spicca la spettrale quanto intensa sequenza in cui entrambi intonano (con relative ed importanti aggiunte o omissioni) il popolare inno sacro “Leaning on the Everlasting Arms”, integrato con efficacia nell’evocativa colonna sonora di Walter Grauman e ripreso in diversi e mirati passaggi della pellicola. Alla sua uscita, il film fu un clamoroso insuccesso di pubblico e critica (tanto da precludere a Laughton la possibilità di tornare alla regia), ma col tempo fu rivalutato fino a diventare un vero e proprio cult, influenzando diverse generazioni di registi (da Altman a Fassbinder) per poi figurare in diverse e prestigiose classifiche dedicate ai migliori film statunitensi mai realizzati.

La Morte Corre sul Fiume
La Morte Corre sul Fiume
Summary
“Night of the Hunter”; di CHARLES LAUGHTON; con ROBERT MITCHUM, SHELLEY WINTERS, PETER GRAVES, LILLIAN GISH, EVELYN VARDEN, JAMES GLEASON, DON BEDDOE, BILLY CHAPLIN, SALLY JANE BRUCE; drammatico; USA, 1955; B/N; durata: 90’;
100 %
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2 Comments

  1. Un film che a distanza di anni continua ad entusiasmare i critici di tutto il mondo e di tutte le età

    1. @ cinemaleo: Sì, un vero capolavoro. Alla sua uscita fu praticamente ignorato, ed è un vero peccato: purtroppo il grande attore Laughton non si è più cimentato nella regia.

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