Senza Lasciare Traccia

Senza Lasciare Traccia

- in Film 2018, Recensioni
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La tredicenne Tom (Thomasin McKenzie) e suo padre Will (Ben Foster), veterano della guerra del Vietnam con disturbo post traumatico, hanno vissuto di nascosto per anni in una foresta alle porte di Portland, in Oregon. Quando però vengono casualmente scoperti, entrambi saranno costretti a lasciare il parco per essere affidati agli agenti dei servizi sociali. A quel punto proveranno quindi ad adattarsi alla nuova situazione, finché una decisione improvvisa li porterà ad affrontare un pericoloso viaggio nella natura più selvaggia alla ricerca dell’indipendenza assoluta, costringendoli a confrontarsi con il loro conflittuale desiderio di far parte di una comunità e al tempo stesso con il forte bisogno di starne fuori.

Dopo l’ottimo documentario Stray Dog, a otto anni di distanza dal duro e potente Un Gelido Inverno (film che la impose nel panorama del cinema indipendente americano lanciando inoltre definitivamente la protagonista Jennifer Lawrence) la poco prolifica ma assai dotata regista Debra Granik torna al racconto di fiction con questo suo quarto lungometraggio che, nel riconfermarne il talento, si dimostra inoltre del tutto in linea con il suo cinema. Non a caso, nel portare al cinema il romanzo “My Abandonment” di Peter Rock (basato su fatti realmente accaduti), l’autrice (che l’ha anche adattato insieme alla fidata collaboratrice Anne Rosellini) pare combinare elementi dei due titoli succitati (dal segnato veterano del Vietnam alla ragazzina precocemente cresciuta in contesto difficile), portando così avanti il suo itinerario con una coerenza riscontrabile a livello stilistico come anche sul piano tematico. Infatti, nel delineare la frattura nel difficile rapporto tra un padre e una figlia, si affida nuovamente ad una giovane figura femminile (per molti versi affine alla protagonista del film precedente) per mettere in scena un’altra storia di emancipazione in cui il prezzo per la libertà (e quindi per la redenzione) passa per una dura presa di coscienza delle divergenze tra i legami primordiali e le ostilità del mondo; in ciò, la regista asciuga il racconto dagli elementi melodrammatici o da film di genere per adottare un tono quasi documentaristico, libero da sensazionalismi che altrimenti avrebbero potuto far scadere in un’opera a tesi quello che, calato ancora una volta il tutto in quelle cruciali incontaminate atmosfere lontane della vita di consumi, diventa anche un’efficace riflessione sulla condizione degli outsider che popolano proprio quelle zone ai margini segnate dalla caduta del Sogno Americano. Eppure, pur restando piuttosto critico nella lettura sociologica che in questo propone, il suo sguardo non è comunque mai feroce, rivelandosi bensì attraversato da passaggi di sensibile delicatezza che sembrano aprire ad uno spiraglio di speranza; uno stile quindi assai calzante ed efficace che, in linea con le molteplici contraddizioni che scandiscono lo svolgimento (dalle differenze sociali e generazionali al contrasto tra legame con le proprie radici e bisogno di libertà), trova la verità nei gesti e nei dettagli restituendo così un coinvolgimento sincero e partecipe all’insegna dell’umana credibilità, il tutto veicolato anche dall’efficacia dei due interpreti principali: infatti, se Ben Foster si conferma ancora un attore assolutamente da tenere d’occhio, la giovane Thomasin McKenzie è invece un’autentica rivelazione che, forte di tale promettente potenziale, potrebbe diventare la nuova lungimirante scoperta (come accadde appunto in precedenza con la già citata Lawrence) di quella che a sua volta si dimostra un’autrice da continuare certamente a seguire con grande attenzione ed interesse.

Senza lasciare traccia
Senza lasciare traccia
Summary
"Leave No Trace"; di Debra Granik; con Ben Foster, Thomasin McKenzie, Jeff Kober, Dale Dickey, Peter James DeLuca, Ayanna Berkshire, Isaiah Stone; drammatico; USA, 2018; durata: 109'.
70 %
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