Ombre Rosse

Ombre Rosse

- in Anni 30, John Ford, Recensioni
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Fine Ottocento. Una diligenza con a bordo sette passeggeri di diversa estrazione sociale parte da Tonto per dirigersi nel Nuovo Messico, attraverso un territorio occupato dagli indiani Apaches. Per la strada sale Ringo (John Wayne), ricercato per un delitto di cui non è il vero colpevole; infatti, i veri responsabili del crimine non tarderanno a farsi vivi.

Mitico, autentico pilastro del genere western, è forse il film sulla frontiera più amato della storia del cinema. Come tutti i veri capolavori, pare non sentire il peso del tempo (il suo fascino spettacolare rimane infatti tuttora invariato) e si presta a differenti chiavi di lettura. Più che al classico conflitto tra etnie (la figura dell’indiano resta tutto sommato in secondo piano), in questo “on the road” sui generis Ford si dimostra piuttosto interessato alla componente sociale della vicenda, coniugando l’archetipo del viaggio ad un’esemplare analisi critica del contesto che passa anche attraverso una sagace caratterizzazione dei personaggi: lo spazio ristretto e costretto della diligenza assurge infatti a microcosmo in cui convivono le disparate individualità di una comunità civile e in cui si confrontano quindi connotazioni sociali, disparità ideologiche e differenti concezioni dei valori e della moralità, il tutto all’insegna di un critico ribaltamento di ruoli tra “buoni e cattivi” che si distanzia dai canoni convenzionali del genere (i rappresentanti della legalità sono in realtà immorali e/o corrotti, mentre il fuorilegge o la prostituta sono coloro che davvero dimostrano lealtà e senso di giustizia). Zeppo di soluzioni geniali e di momenti alti (le memorabili carrellate parallele alla diligenza, l’ammirevole concezione degli spazi, l’estrema dinamicità nei movimenti di macchina, le suggestive riprese nella Monument Valley), contribuì a rivoluzionare il genere, assecondandone i canoni tipici ma riuscendo al tempo stesso a conferire al racconto un tono più universale. Magistrale regia inventiva di John Ford (al suo ritorno al western dopo quasi quindici anni), e note di merito alla splendida fotografia di Bert Glennon e alla colonna musicale di Richard Hageman (premiata con l’Oscar), che ne esaltano le suggestive ambientazioni. La fonte d’ispirazione della sceneggiatura (sapientemente scritta da Dudley Nichols) è il racconto “Stage to Lordsburg” di E. Haycox, a sua volta probabilmente ispirato a “Boule de Suif” di Guy de Maupassant. Un secondo Oscar all’ottimo Thomas Mitchell (attore non protagonista), e candidature per miglior film, regia, fotografia, scenografia e montaggio.

Ombre Rosse
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Summary
“Stagecoach”; di JOHN FORD; con JOHN WAYNE, THOMAS MITHCELL, JOHN CARRADINE, GEORGE BANCROFT, ANDY DEVINE, CLAIRE TREVOR, LOUISE PLATT, BERTON CHURCHILL, FLORENCE LAKE, DONALD MEEK; western; USA, 1939; B/N; durata: 97’;
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