Maleficent

Maleficent

- in Film 2014, Recensioni
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All’origine c’è la fiaba nell’universalmente conosciuta versione di Charles Perrault, ma per questa nuova trasposizione in live-action de “La Bella Addormentata nel Bosco” la vera fonte è la Disney (che produce): ribaltati i ruoli del celebre cartoon del 1959, la protagonista è ora Malefica (tra i villain più conosciuti del cinema d’animazione), di cui in questo film si narrano origini, ambizioni e motivazioni (in precedenza soltanto accennate), ma anche successiva ed inedita evoluzione; ovvero: cresciuta nella boschiva Brughiera, la temuta strega in passato era una fata dotata di ali possenti, fiera protettrice della sua terra pacifica; respinto un esercito di invasori che minacciavano l’armonia della Brughiera, Malefica viene considerata un pericolo per il regno e in seguito tradita dal suo innamorato Stefano (Sharlto Copley): quando con l’inganno quest’ultimo la priva infatti delle ali per esporle come trofeo di guerra e diventare così nuovo re, la fata passa al lato oscuro e decide di vendicarsi lanciando la maledizione dell’arcolaio sulla di lui figlia neonata, Aurora. Ma a sorpresa, mentre gli anni passano nell’attesa che la magia si compia, la strega svilupperà un inaspettato quanto sincero affetto verso la giovane principessa (Elle Fanning), arrivando a mettere in discussione le sue brame vendicative.

Diretto da Robert Stromberg, esordiente alla regia ma già scenografo talentuoso (premiato due volte con l’Oscar) e scritto da Linda Woolverton, che di favole su schermo se ne intende (tra i suoi lavori come sceneggiatrice figurano il classico d’animazione “La Bella e la Bestia” e il recente “Alice in Wonderland” di Tim Burton), “Maleficent” unisce alla tradizione del fantasy classico un nuovo gusto dark in linea con il personaggio centrale, in un blockbuster per famiglie riuscito a metà: affidata all’egemonia degli effetti speciali e all’imponente apparato tecnico-visivo (larghissimo uso del CGI, costumi sfarzosi candidati all’Oscar, ambientazioni avvolgenti con scenografie maestose che richiamano al cartoon originale), la macchina spettacolare è ben oliata ma senza particolari guizzi di tono o di stile, mentre a livello di struttura narrativa lo sviluppo della trama procede con una certa discontinuità di ritmo (qualche prolissità nella prima parte, che funge da inedito antefatto dilatato, contrapposta alle veloci accelerazioni e agli eccessi di zucchero della seconda, che diventa una sorta di remake da un diverso punto di vista), con il disegno dei personaggi di contorno che resta peraltro solo abbozzato (non solo le tre fatine convertite in digitale e il corvo “trasformista”, ma anche la principessa Aurora). Eppure, d’altra parte, al di là dei cenni ambientalisti e dell’evidente messaggio sul ruolo genitoriale (onorevole anche se a tratti un po’ stucchevole, specie negli ammiccamenti “politically correct” di tradizione disneyana), sotto uno spettacolo anche gradevole ma non molto sorprendente esiste però una convinta e apprezzabile identità femminista (il furto delle ali come atto violento da parte dell’uomo, il principe relegato a figurina di contorno ed il re che passa al ruolo vacante di vero antagonista), connessa ad una certa attenzione per la spesso flebile divisione tra buoni e cattivi e per i dilemmi morali derivati dalle problematiche esistenziali che possono scaturire nel mezzo. Il nucleo di questa riflessione, e vera ragion d’essere del film, è la figura di Malefica, unico carattere di spessore tra personaggi monocordi, inquadrata con più curato scavo psicologico: vendicativa eppure al tempo stesso amorevole poiché combattuta tra rancore ed affetto, in questa nuova visione diventa un’anti-eroina fascinosa la cui dualità funziona e può coinvolgere anche per merito della centrata protagonista Angelina Jolie, che con altera classe ed un’inedita vena di sottile sarcasmo riesce ad infondere al ruolo il giusto e distintivo magnetismo oscuro.

Maleficent
Maleficent
Summary
id.; di Robert Stromberg; con Angelina Jolie, Elle Fanning, Sharlto Copley, Sam Riley, Imelda Staunton, Lesley Manville, Juno Temple, Brenton Thwaites, Kenneth Cranham; fantasy; USA, 2014; durata: 97’.
50 %
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