Magic in the Moonlight

Magic in the Moonlight

- in Film 2014, Recensioni, Woody Allen
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L’illusionista cinese Wei Ling Soo è il più celebrato mago della sua epoca, ma pochi sanno che il suo costume cela l’identità di Stanley Crawford (Colin Firth), uno scorbutico ed arrogante inglese con un’altissima opinione di sé stesso ed un’avversione per i finti medium che dichiarano di essere in grado di realizzare magie. Convinto dal suo vecchio amico Howard Burkan (Simon McBurney), Stanley si reca in missione nella residenza della famiglia Catledge, in Costa Azzurra, e si presenta come un uomo d’affari di nome Stanley Taplinger per smascherare la giovane ed affascinante chiaroveggente Sophie Baker (Emma Stone), che risiede lì insieme alla madre (Marcia Gay Harden). Sophie arriva a villa Catledge su invito di Grace, la quale è convinta che Sophie la possa aiutare ad entrare in contatto con il suo ultimo marito e, una volta giunta lì, attira l’attenzione di Brice, che si innamora di lei perdutamente. Già dal suo primo incontro con Sophie, Stanley la taccia di essere una mistificatrice facile da smascherare. Ma, con sua grande sorpresa e disagio, Sophie si esibisce in diversi esercizi di lettura della mente che sfuggono a qualunque comprensione razionale e che lasciano Stanley sbigottito. Dopo qualche tempo, Stanley confessa alla sua adorata zia Vanessa (Eileen Atkins) di aver iniziato a chiedersi se i poteri di Sophie siano reali davvero. Se così fosse, Stanley si renderebbe conto che tutto sarebbe possibile e le sue convinzioni verrebbero a crollare.

Dopo il premiato ritorno negli USA con Blue Jasmine, continua la trasferta europea di Allen con una seconda tappa francese (la prima fu Midnight in Paris, Oscar alla sceneggiatura) dopo quattro consecutive in Inghilterra (ma con nel mezzo la parentesi newyorkese Basta che Funzioni), una riuscita in Spagna e un’altra non eclatante in Italia. Ambientato tra la Costa Azzurra e la Provenza, è un affettuoso omaggio old-style alle commedie sofisticate Anni ’30 attraverso il quale l’autore torna a parlare di magia e sentimenti accantonando però questa volta il suo concreto pessimismo a favore di un accentuato romanticismo, per puntare sulla dialettica esistenziale tra convinto pragmatismo (che offre gli spunti per le battute più riuscite) ed utopistica visione idealistica. Leggero nei toni e profondamente classico nello stile, vi si può certo riconoscere la presenza dell’autore nell’approccio alle situazioni, nelle schermaglie filosofiche, nell’arguzia delle battute, nel gusto nostalgico dell’ambientazione a suo modo legato a quello della colonna musicale (da Stravinsky a Cole Porter fino all’immancabile jazz), anche se d’altra parte bisogna però riconoscere che il tutto appare meno vivace, efficace o significativo del solito: la scrittura ovviamente abile anche se non così scoppiettante, le trovate inaspettate ma poco suggestive e la tenuta narrativa non sempre briosa o ritmata ne fanno un Allen “minore” anche se sempre dignitoso, i cui limiti più o meno evidenti sono in parte riscattati dalla funzionalità degli interpreti (su tutti il sempre bravo Firth e la giovane e godibile Stone), dalla raffinatezza formale della cornice (le scenografie art déco, i bei costumi di Sonia Grande, la fotografia di Darius Khondij che ripropone la luce avvolgente di certi quadri impressionisti) e da alcune battute ancora divertenti (“È tutto fasullo, dal tavolo a tre gambe al Vaticano”). Niente di nuovo o eclatante, ma in ogni caso il cinema di Allen può risultare comunque sempre piacevole, anche perché al di là del divertissement citazionista e di ricostruzione d’epoca c’è qualcosa in più, seppur non particolarmente pregnante o originale: di questo incontro-scontro tra due protagonisti agli antipodi che incarnano concezioni della vita opposte (la scettica ragione e il mistico intuito), il fulcro potrebbe infatti riassumersi con una battuta del personaggio di zia Vanessa (interpretata dalla sempre grande Eileen Atkins), la quale sostiene che “il mondo può essere anche privo di scopo, ma forse non è del tutto privo di una certa magia”. Ovvero: di fronte all’amara consapevolezza che il grigiore della vita resterà comunque tangibile e inevitabile, forse per trovare conforto vale la pena abbandonarsi all’istinto ed accogliere l’inganno di una placida illusione, specie se questa si presenta nella dolce forma di amore inaspettato.

Magic in the Moonlight
Magic in the Moonlight
Summary
id.; di Woody Allen; con Colin Firth, Emma Stone, Marcia Gay Harden, Jacki Weaver, Hamish Linklater, Eileen Atkins, Erica Leerhsen, Simon McBurney; commedia; USA, 2014; durata: 97'.
60 %
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