Lucy

Lucy

- in Film 2014, Recensioni
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Finita suo malgrado in un giro di affari loschi, la giovane Lucy (Scarlett Johansson), studentessa americana a Taiwan, viene rapita da un gruppo di malavitosi che per costringerla ad accettare un lavoro come corriere della droga le inseriscono chirurgicamente nello stomaco una sacca contenente una potente sostanza sintetica da esportare in Europa. Quando però, a seguito di un pestaggio, il pacchetto si lacera e il contenuto fuoriesce disperdendosi nel suo organismo, Lucy acquista straordinarie capacità fisiche e mentali dovute ad un progressivo e vertiginoso aumento delle sue potenzialità celebrali. Trasformatasi così in una spietata guerriera capace di superare ogni logica umana, la ragazza, braccata dai ricattatori a cui è riuscita a sfuggire e che ora si vede costretta ad affrontare, cercherà nel frattempo di raggiungere uno stimato professore universitario (Morgan Freeman) a cui poter lasciare una testimonianza delle sconosciute e strabilianti possibilità di una mente umana sfruttata al 100%.

Partendo da uno spunto accattivante che comunque, da motore unico dell’azione quale si rivela in seguito, avrebbe meritato maggiore sviluppo, per quello che è il suo film più costoso da Il Quinto Elemento Besson si fa di nuovo in tre (regista, sceneggiatore e co-produttore) ed imposta l’intera trama su una teoria mai verificata (le infinite e sconosciute capacità della mente umana), cavandone un film di breve durata e di concentrata intensità, centrando un personaggio in linea con le toste eroine femminili del suo cinema. Scandito da incalzanti incrementi di percentuale annunciati a schermo pieno (ad indicare il progressivo aumento delle facoltà celebrali) e intervallato da innesti documentaristici a commentare lo sviluppo di pura fiction (cercando così di infondere una parvenza di credibilità ad una materia che sconfina nel fantasy), dopo un incipit riuscito imbocca la via dell’action di matrice fantascientifica dal ritmo adrenalinico e sorretto da roboanti effetti speciali, tallonando la sua protagonista tra combattimenti scoppiettanti, duelli armati, metamorfosi eclatanti e fulminei viaggi spazio-temporali, mettendone a fuoco la percezione deformata avvolgendo lo spettatore in una densa nube sensoriale attraverso soluzioni visive e sonore di contemporanea immediatezza. All’insegna di un parossismo spudorato, nella sua fitta rete di rimandi e debiti più o meno espliciti (da Matrix al più recente Limitless, da John Woo fino a Terrence Malick) la frenesia ridondante dello svolgimento non nasconde un manierismo di fondo a tratti perfino autoreferenziale (non manca nemmeno lo scatenato inseguimento in auto à la Besson), ma al contempo denota ancora una volta l’abilità del regista nell’orchestrare le sequenze d’azione con la dinamica e furbesca efficenza di un regista hollywoodiano; sotto tale superficie, scorre e ribolle carsicamente, per poi erompere impetuosamente nel finale, un blando sottotesto umanista e misticheggiante che, pur talmente scanzonato e fanfarone da risultare intenzionalmente puerile (l’eufemisticamente semplicistica aspirazione da riflessione sul senso dell’umana esistenza, con tanto di incontro tra la protagonista e l’omonima australopiteco), d’altra parte non appare comunque così pretestuoso proprio perché, calato in un contesto simile e sorvegliato dall’angelo custode dell’ironia, alla fine fa parte del gioco: nel suo programmatico disinteresse per la logica narrativa e lo scavo psicologico, in definitiva rimane un frenetico, energico e piuttosto divertente pastiche ludico votato ad un coinvolgimento diretto che richiede per prima cosa la sospensione del criterio della verosimiglianza; come se per godersi davvero questo divertissement sull’aumento della facoltà celebrali ad un certo punto si debba paradossalmente ridurre le proprie. Protagonista assoluta dal fascino indiscusso, con la sua presenza scenica da star hollywoodiana la scattante e letale Johansson è monocorde ma funzionale al suo ruolo: assecondando il regista con asciutta agilità, sovrasta a forza comprimari di livello sottoutilizzati come Choi Min-sik e Morgan Freeman (relegati a figurine di contorno) e con il suo usuale magnetismo garantisce al personaggio un adeguato mordente. Girato prevalentemente in lingua inglese da un francese alla guida di un cast internazionale parzialmente in trasferta a Taipei, la squinternata ricetta sui generis dal sapore cosmopolita ha saziato il pubblico alla grande: costato 40 milioni di dollari, ha sbancato i botteghini di mezzo mondo incassandone oltre 350.

Lucy
Lucy
Summary
id.; di Luc Besson; con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Choi Min-sik, Amr Waked, Pilou Asbaek, Analeigh Tipton; fantascienza; Francia, 2014; durata: 89’.
50 %
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