Intolerance

Intolerance

2500 anni di Storia raccontati in quattro episodi (a ognuno dei quali, nel 1919, Griffith diede un titolo): dalla Babilonia del 539 a.C. (“La Caduta di Babilonia”) alla crocifissione di Gesù in Giudea (“La Passione di Cristo”), dalla strage degli Ugonotti in Francia nel 1572 (“La Notte di San Bartolomeo) ad uno sciopero del 1914 negli Stati Uniti (“La Madre e la Legge”).

Anche per rispondere alle accuse di razzismo per il precedente “Nascita di una Nazione”, con questo suo terzo Griffith si esprime con ambizione sui temi di intolleranza e di lotta alla vita (l’ultimo episodio, l’unico con lieto fine, porta non a caso un messaggio di speranza) è un film imponente e di cruciale importanza, che nella sua indubbia valenza storico-cinematografica contribuì all’evoluzione del linguaggio filmico (e divenne perciò fonte di ispirazione per gran parte dei cineasti successivi, tra cui anche Ejzenstejn). A questo proposito, insieme al massiccio uso dei carrelli orizzontali e delle gru, ma anche ad un ricorso al primo piano più studiato e maturo (anche in funzione dell’interiorità dei personaggi), del tutto determinante e fondamentale è l’uso innovativo del montaggio (a cui collaborò Eric von Stroheim), che quest’opera che contribuirà a rendere fattore espressivo fondamentale nell’espressione filmica: in costante accelerazione per sottolineare l’epica costruzione narrativa, ricco di raccordi in asse ed incrociati anche per legare le varie tecniche di ripresa nelle sequenze gerarchiche (passando dalle panoramiche ai dettagli), verrà in seguito definito “alla Griffith”. Rispetto al linguaggio più diretto di “Nascita di una Nazione” (con cui elaborò le modalità della narrazione più tradizionale), con questo film anche l’approccio varia ed evolve, passando dalla prosa alla poesia: per esprimere i concetti e le tematiche, Griffith si affida infatti questa volta ad immagini e passaggi grandemente emblematici e simbolici, di grande forza e pregnanza anche spirituale (ad esempio, ogni volta che si introduce un episodio, si ricorre ad un testo, magari un libro sacro). Attraverso questo stile poliedrico ed innovatore, ogni episodio mantiene un suo stile, rifacendosi a differenti fonti cinematografiche (una delle più riconoscibili, soprattutto nell’episodio babilonese, è il film italiano “Cabiria” di Giovanni Pastrone), eppure le diverse pagine riescono a fondersi, alimentandosi a vicenda, come in una grande epopea umana, evocando e rispecchiando involuzioni ed evoluzioni del tempo ciclico della Storia. Nonostante l’altissimo costo (mezzi colossali del tutto all’avanguardia, scenografie immense, un infinito numero di comparse), il film fu un insuccesso di pubblico, ma destò l’interesse della critica, che rispose con accoglienze disparate.

Intolerance
Intolerance
Summary
id.; di DAVID WARK GRIFFITH; con LILLIAN GISH, DOUGLAS FAIRBANKS, CONSTANCE TALMADGE, ALFRED PAGET, MAX DAVIDSON, BESSIE LOVE, MAE MARSH; drammatico; USA, 1916; B/N; durata: 151’;
80 %
Voto al film
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