Hugo Cabret

Hugo Cabret

- in Film 2011, Martin Scorsese, Recensioni
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Parigi, anni Venti. Rimasto orfano, il piccolo Hugo Cabret (Asa Butterfield) vive in solitudine nella stazione Montparnasse con l’unico obiettivo di riparare un curioso automa meccanico lasciatogli dal padre (Jude Law). Deciso a scoprire quale segreto nasconda il misterioso oggetto, durante la sua ricerca il ragazzino troverà sorprendenti risposte nell’incontro con la coetanea Isabelle (Chloe Moretz) e con il suo burbero padre adottivo che si rivelerà essere George Méliès (Ben Kinglsey), grande innovatore del cinema ormai dedicatosi a gestire un negozio di giocattoli dopo aver distrutto le copie dei suoi film.

Nonostante di primo acchito possa far pensare ad una spettacolare favola “per ragazzi” animata da un realismo magico più congeniale a Spielberg, il 24esimo film di Martin Scorsese (tratto da un romanzo di Brian Selznick, adattato per lo schermo da John Logan) si rivela invece ben presto un’opera di intento e valenza differenti, imboccando una strada di più stratificata complessità in realtà assai coerente con il suo approccio e la sua idea di cinema. Perché, superando il sensazionalismo da racconto con echi di Dickens in salsa hollywoodiana contrappuntato da parentesi sentimentali e morale edificante, il suo piglio fiabesco è piuttosto un veicolo per ricreare quella sognante fanciullezza che la settima arte richiede e al tempo stesso fa emergere o riscoprire: infatti, nel ricorrere alla stupefacente avanguardia delle nuove tecnologie digitali, Scorsese dimostra una viscerale ed inventiva passione creativa che, votata innanzitutto alla voglia di emozionare sorprendendo, richiama proprio quella alla base del rivoluzionario effetto meraviglia ottenuto con le artigianali tecniche d’illusione del cinema seminale; così, nel conferire quindi anche al 3D una nuova e confacente valenza espressiva, le numerose citazioni si evolvono in romantiche impressioni e le immaginifiche ambientazioni (sostenute dai preziosi contributi della scintillante fotografia di Robert Richardson e delle avvolgenti scenografie di Dante Ferretti) assumono grande forza evocativa, mentre la nostalgia che pervade il racconto si traduce in una vivida emozione che (come accade anche davanti al grande schermo) può divenire ricordo ed esperienza che guarda appunto al futuro. Ricco di rime interne (a partire dal mistero dell’automa che scandisce il percorso di riscoperta del cinema e ne richiama la fascinazione), ma anche di allusioni a quella dura realtà dalla quale talvolta cerchiamo riparo proprio nell’incanto filmico (vedere il personaggio del poliziotto che, nella sua perfida quanto sciocca caccia agli orfani, diventa un riferimento all’allora imminente avanzata del nazismo), in tutto ciò il film va quindi ben oltre il semplice omaggio cinefilo: perché, così animato da tale sentita e contagiosa partecipazione, assecondata inoltre da altri collaboratori di livello (montaggio dell’immancabile Thelma Schoonmaker, costumi della premiatissima Sandy Powell, colonna musicale del grande Howard Shored), “Hugo Cabret” diventa piuttosto la sincera, appassionata e trascinante lettera d’amore di Scorsese a quel suo stesso mezzo espressivo che ha affascinato anche lui sin da bambino; non a caso, il regista pare qui identificarsi non solo nel piccolo protagonista, ma anche ovviamente nel George Méliès interpretato da un efficace Ben Kingsley, sostenendo forse tra le righe che un’incontrastata e dilagante passione per il cinema, tanto viscerale da tradursi nell’annullamento di sé in funzione della propria arte come risposta o rimedio alla cruda e indifferente freddezza e della realtà, possa superare tale disillusione e trovare riscatto proprio attraverso l’appagamento provato nel vedere quella magia concretizzarsi negli occhi dello spettatore. Golden Globe per la miglior regia e 5 Oscar tecnici (su un totale ben 11 candidature): fotografia, scenografia, effetti visivi, montaggio sonoro e mixaggio sonoro.

Hugo Cabret
Hugo Cabret
Summary
"Hugo"; di MARTIN SCORSESE; con ASA BUTTERFIELD, BEN KINGSLEY, CHLOE MORETZ, SACHA BARON COHEN, RAY WINSTONE, JUDE LAW, EMILY MORTIMER, CHRISTOPHER LEE, MICHAEL STUHLBARG, RICHARD GRIFFITHS, HELEN McCRORY; drammatico; USA, 2011; durata: 125’;
80 %
Voto al film
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8 Comments

  1. Aspettavo un film così, perché gli horror o i fantasy non mi fidavo a guardarli con gli occhialini, mentre Scorsese è uno dei miei appuntamenti fissi al cinema. Quoterei volentieri le tue ultime parole sul cinema.

  2. Lo vedrò sicuramente! ciao

  3. un gran bel film, davvero
    sarà premiato (come spero) o Scorsese prenderà una bacchettata sulle dita?
    molti nemici si è fatto, con la sua brutta abitudine di dire sempre quello che pensa…

  4. Devo ancora vederlo ma, poiché immagino già un film “alla Méliès”, mi piacerà senz’altro.

    1. @ Gegio: Sì, finalmente una tecnologia digitale del tutto giustificata: per un film sull’uomo che per primo ha scoperto e sperimentato gli effetti speciali, la scelta del 3D è sicuramente azzeccata.

      @ Barbarella: Personalmente lo consiglio vivamente: nonostante il cambio di registro, la maestria di Scorsese è sempre la stessa.

      @ il bibliofilo: Per quanto riguarda gli Oscar, personalmente credo che almeno il premio per la migliore scenografia a Ferretti sia ormai sicuro. Nelle categorie principali potrebbe anche succedere che il superfavorito “The Artist” vinca come miglior film e Scorsese come miglior regia. Staremo a vedere! 🙂

      @ cinemasema: Sì, il film è proprio un omaggio a Mèlies e alla magia della settima arte. Certo si può dire che quest’anno, da Scorsese a “The Artist”, si omaggia il grande cinema di un tempo.

  5. Ho citato la tua recensione di Hugo Cabret in un post di Cinepolis
    “Hugo Cabret: la stampa e i blogger sul nuovo film di Martin Scorsese. Dite la vostra”.

    Cinepolis
    Dino Romans

  6. Non mi è piaciuto per nulla, l’avevo eletto in anticipo come film del mese, sicuramente il più atteso da me e si è rivelato una delusione immensa.
    comunque anche io ti ho assegnato un premio!

    1. @ perso nel mondo del cinema: Sicuramente è un film che continua, nel bene o nel male, a dividere pubblico e critica. Ad ogni modo, ringrazio per il premio!

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