Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel

- in Film 2014, Recensioni, Wes Anderson
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1932. In un labirintico hotel dell’immaginaria Repubblica di Zubrowka, il colto ed elegante concierge Gustave H (Ralph Fiennes) e il suo giovane protetto Zero Moustafa (Tony Revolori), si ritrovano coinvolti in una serie di disavventure che coinvolgono la morte di un’anziana cliente (Tilda Swinton), la sparizione di un dipinto rinascimentale di grande valore e una battaglia per una cospicua fortuna familiare.

Calato in un’ambientazione che per certi versi può ricordare “La Montagna Incantata” di Thomas Mann, l’ottavo film di Wes Anderson è innanzitutto un triplice omaggio: al giornalista, scrittore e drammaturgo ebreo austriaco Stefan Zweig (le cui memorie sono state fonte d’ispirazione), alla Storia di un passato che non c’è più (lo sfondo mittleuropeo) e al grande cinema che fu (da notare l’uso del formato 4:3 d’altri tempi nella parte centrale), con omaggi che vanno da Chaplin a Ophüls, da Renoir alle commedie di Lubitsch. Coerente con il suo stile personalissimo e ormai inconfondibile, l’autore palesa una “realtà di finzione” consapevole ed avvolgente attraverso atmosfere e situazioni imparentate con le dinamiche dei cartoon (la sfilata di personaggi amabili e stralunati, i bagliori onirici e/o surrealisti, le musiche di Alexandre Desplat) e con l’estetica da libro pop-up (le tinte pastello e l’estro naif, le scenografie cariche di dettagli pittoreschi e i fantasiosi costumi di Milena Canonero). Con una struttura a scatole cinesi, svariando dalla farsa al melodramma fino al noir e all’avventura, al suo interno si alternano azione rocambolesca ed intimismo nostalgico, non escludendo stavolta qualche macchia di sangue e un alone di mistero: questo nuovo “altrove irraggiungibile” cela infatti una velata e più cupa malinconia che, denunciando in sordina anche la percezione del contesto storico-sociale che lo circonda e condiziona, è però stemperata e filtrata attraverso la deliziosa, irresistibile leggerezza del tocco e dal succitato gusto dell’artificio, come in una sorta di “grande illusione” andersoniana in cui una funivia separa la dignità e la frivolezza del sogno e dell’evasione da un mondo meschino minacciato dalle paure e dagli orrori della guerra. Come di consueto, i detrattori potrebbero rimproverargli di come la gustosissima confezione possa talvolta prendere il sopravvento, pur senza soverchiarla, sulla narrazione (a tratti forse un po’ sbreccata nella veloce contaminazione di toni), ma d’altra parte ciò non intacca certo l’armonia delle componenti, la fluidità dell’esposizione, il ritmo svelto e coinvolgente, la brillantezza dei dialoghi con fraseggio svelto: di raffinata eleganza e garbata intelligenza, questa incantevole commedia corale in cadenze da operetta è trascinante come una pochade di un Feydeau personalizzato e rivisitato. Tra i componenti del prestigioso cast internazionale (tutti armoniosamente conformati alla materia) sarebbe improprio stabilire una gerarchia, anche se una menzione speciale per Ralph Fiennes forse ci sta. Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, Golden Globe come miglior film musical o commedia e 4 premi Oscar (su 9 candidature): miglior scenografia, trucco e acconciature, colonna sonora e costumi (all’italiana Canonero).

Grand Budapest Hotel
Grand Budapest Hotel
Summary
id.; di Wes Anderson; con Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Edward Norton, Tony Revolori, Mathieu Amalric, Saoirse Ronan, Adrien Brody, Willem Dafoe, Léa Seydoux, Jeff Goldblum, Jude Law, Tilda Swinton, Bill Murray, Harvey Keitel, Jason Schwartzman, Owen Wilson, Tom Wilkinson; commedia; USA, 2014; durata: 99’.
80 %
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2 Comments

  1. Film bellissimo e originale. Ho acquistato il DVD quando ancora non si parlava di Oscar. Da vedere e rivedere.

    1. Elia Trentin

      Concordo: a mio parere uno dei migliori film del 2014.

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