Florence

Florence

- in Film 2016, Recensioni
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Nel 1944 l’ereditiera Florence Foster Jenkins (Meryl Streep) è tra le protagoniste dei salotti dell’alta società newyorchese. Mecenate generosa ed appassionata di musica classica, con l’aiuto del marito e manager, l’inglese St. Clair Bayfield (Hugh Grant), la donna intrattiene l’élite cittadina con incredibili performance canore, di cui è ovviamente la star. Ma quella voce che nella sua testa sembra meravigliosa, per chiunque l’ascolti è in realtà orribilmente ridicola. Eppure, grazie alla perenne protezione del marito, Florence continua a perseverare, non curandosi di ciò o forse senza rendersene conto. Questo finché decide di esibirsi in pubblico in un concerto alla Carnegie Hall, senza invitati controllati: a quel punto St. Clair, supportato dal pur riluttante pianista Cosmé McMoon (Simon Helberg), dovrà infatti dispiegare tutte le sue risorse per aiutare la moglie in quella che si prospetta come la più grande sfida della sua vita.

Rimasta poco conosciuta dal grande pubblico per oltre mezzo secolo, nell’arco degli ultimi due anni la storia vera di Florence Foster Jenkins ha ispirato ben due pellicole: infatti, dopo il francese Marguerite di Xavier Giannoli con Catherine Frot (passato in concorso a Venezia 2015 e vincitore di premi 4 César in patria) arriva ora Florence di Stephen Frears, produzione anglofona concepita prima ma dalla lavorazione più estesa e laboriosa anche perché impreziosita da nomi di richiamo internazionale. Raccontata con maggiore fedeltà dalla sceneggiatura di Nicholas Martin, la vicenda è qui messa in immagini dall’eclettico veterano Frears con elegante e garbata leggerezza, la stessa con la quale illustra la complessa natura tragicomica del personaggio; sottolineata anche dal non convenzionale rapporto con il marito, la questione lasciata in sospeso sui presupposti della sua concezione distorta della realtà (autentica inconsapevolezza o tacita coscienza?) riflette per certi versi il qui centrale dilemma tra talento e passione, non a caso spesso insoluto (anche perché sempre delicato da assecondare o reprimere) e in questo caso ben riassumibile dalla battuta finale dell’inguaribile sognatrice Florence: “La gente potrà anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà dire che non ho cantato”. Sostenuto da funzionali contributi tecnici di prim’ordine (specialmente i sontuosi costumi di Consolata Boyle e le calzanti musiche del grande Alexandre Desplat), gli dà l’acqua della vita una sempre ottima Meryl Streep che con controllato istrionismo mimetico rinuncia stavolta a mostrare le sue ormai note doti canore per emulare invece (in presa diretta) la stridente vocalità di Florence (da ascoltare in versione originale), il tutto restituendo inoltre con l’usuale perizia le diverse sfumature del personaggio; accanto a lei, nel ruolo del marito (decisamente centrale, nonostante la produzione abbia deciso di proporlo all’Academy come attore di supporto) non sfigura affatto un ritrovato e sorprendente Hugh Grant (che dimostra infatti un’inedita maturità in quella che è una delle sue migliori interpretazioni), ma nei panni del timido pianista Cosmé si fa notare anche Simon Helberg, che aggiunge una delicata sensibilità al talento comico già mostrato nella serie televisiva The Big Bang Theory.

Florence
Florence
Summary
"Florence Foster Jenkins"; di Stephen Frears; Con Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda, Neve Gachev, John Kavanagh; G.B./ Francia, 2016; durata: 110'.
60 %
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