Fanny & Alexander

Fanny & Alexander

- in Anni 80, Ingmar Bergman, Recensioni
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Diviso in cinque capitoli (più un prologo e un epilogo), è il racconto di due tormentati anni di vita (1907-1909) della numerosa famiglia svedese Ekdahl, tra riti familiari, giochi teatrali, sogni infantili, riunioni a sfondo religioso, ma anche drammi personali e/o collettivi.

Concepito come un progetto per la televisione destinato a un’eventuale suddivisione in puntate ma poi convertito in una versione per il cinema (riducendo quindi l’originaria durata complessiva di cinque ore a poco più di tre per la distribuzione in sala), l’ultimo lungometraggio cinematografico del grande maestro Ingmar Bergman è uno dei più alti compendi della poetica dello straordinario autore svedese, leggibile anche come una sorta di indimenticabile testamento artistico. Eppure, nella sua essenza sfaccettata e personalissima, questa imperdibile opera di eccezionale valore stilistico-espressivo si presta invero, come tutti gli autentici capolavori, a molteplici chiavi di lettura, anche se in questo caso a prevalere sono forse soprattutto le tematiche (da sempre care al regista) dei rapporti familiari, della fede e soprattutto dell’arte, quest’ultima espressa in un’appassionata dichiarazione d’amore per il teatro da cui affiora la dicotomia pirandelliana tra reale e apparente. Non a caso, complice anche un’ispirata aurea di realismo magico che pervade sottilmente l’altissima e sapiente narrazione, è un film che inizia con un gioco di burattini (come a rimarcare l’aspetto appunto quasi “teatrale” dell’esistenza) e termina con la lettura dell’Avvertenza al dramma “Il sogno“ di Strindberg: “Tutto può succedere: tutto è possibile o verosimile; tempo e spazio non esistono”. Infatti, “Fanny e Alexander” è un film in cui, non a caso proprio come nella vita, convivono in sublime armonia intense pagine da romanzo d’appendice, turbe e sogni infantili, sequenze da “pochade”, concessioni al surreale e drammi familiari che richiamano ancora Strindberg (non a caso da sempre sommo ispiratore di Bergman), il tutto in un magistrale equilibrio delle componenti sorretto da una curatissima attenzione alle psicologie dei personaggi (tutti ben interpretati da un grande cast in stato di grazia) e da un’evidente ricercatezza formale (indubbio infatti lo splendore visivo, virato in quei predominanti toni di rosso da sempre cari all’autore, che in quel colore identificava l’interno dell’anima). Così animato dal trinomio sogno/finzione/realtà, evidenziato ed esaltato anche da importanti rimandi e contrapposizioni (ad esempio l’interno e l’esterno della grande casa che si alternano come i temi di vita e morte, liturgia e misticismo, esistenza e trascendenza), questa indimenticabile epopea filmica scorre e si snoda ricordando la natura ondivaga, imprevedibile e dolceamara dell’esistenza stessa, diventando un appassionato inno alla vita raccontato in forma di intima eppure imponente storia familiare. Incantevole, sublime e indimenticabile, questo straordinario capolavoro fu non a caso osannato dalla critica fin dall’uscita in sala, ottenendo inoltre numerosi premi importanti: oltre ad aggiudicarsi il Golden Globe come miglior film straniero, il premio Fipresci al festival di Venezia e un’altra quindicina di riconoscimenti internazionali, fu infatti un trionfo anche agli Oscar, dove su un totale di 6 candidature (tra cui miglior regia e miglior sceneggiatura originale, entrambe a Bergman) ottenne infatti ben 4 premi di rilievo, ovvero miglior film straniero, miglior scenografia, migliori costumi e miglior fotografia (del fido Sven Nykvist, assiduo collaboratore del regista).

Fanny & Alexander
Fanny & Alexander
Summary
“Fanny och Alexander”; di INGMAR BERGMAN; con ERLAND JOSEPHSON, PERNILLA ALLWIN, HARRIET ANDERSSON, PETER STORMARE, GUNNAR BJORNSTRAND, ALLAN EDWALL, EWA FROELING, GERTIL GUVE; drammatico; Svezia, 1982; durata: 197’;
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