Diaz – Don’t Clean Up This Blood

Diaz – Don’t Clean Up This Blood

- in Film 2012, Recensioni
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20 Luglio 2001. In seguito agli scontri del G8 di Genova, anticipati da un corteo pacifico di protesta a cui ha partecipato anche l’anziano militante della CGIL Anselmo (Renato Scarpa), il giovane giornalista Luca (Elio Germano) decide di recarsi sul posto per assistere agli eventi; intanto Alma (Jennifer Ulrich), anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri, cerca i dispersi insieme a Marco (Davide Iacopini); Nick (Fabrizio Rongione), francese, si reca invece nel capoluogo ligure per seguire un seminario, mentre Bea (Lilith Stranghenberg) e Ralf (Christian Blumel) vi si trovano solo di passaggio, in cerca di un luogo dove passare la notte; nel frattempo, Max Flamini (Claudio Santamaria), vice questore del reparto mobile di Roma, cerca di evitare un’ulteriore strage di manifestanti pacifici. I destini del variegato gruppo di personaggi si incroceranno quando, la notte successiva, si troveranno tutti all’interno della scuola Diaz, dove la polizia compirà un raid spietato e sanguinoso.

Come Marco Tullio Giordana con il recente “Romanzo di una Strage”, anche Daniele Vicari rispolvera il filone cinematografico denominato “di denuncia” (o anche semplicemente “civile”) con questo suo ottavo film (da lui scritto insieme a Laura Paolucci, traendo materiale in gran parte dagli atti del tribunale). Superiore alla succitata pellicola di Giordana sia dal punto di vista cinematografico sia per la sua coraggiosa presa di posizione nella foga dei contenuti, “Diaz” lo supera anche in rumore perché accompagnato da un forte dibattito divenuto poi, fuori dal circuito cinematografico, un reale scontro tra le parti: ricerca della giustizia o vendetta no-global? A questo proposito, almeno dal punto di vista prettamente narrativo dell’azione e della suspense, poco importa che allo svolgimento del racconto manchi buona parte del background contestuale (non approfondendo e non offrendo quindi così una più ampia chiave di lettura a livello sociale) e che lo slanciato punto di vista della cronaca inscenata sia quindi più o meno discutibile (niente servizio d’ordine, né evidenti rimandi alla politica?): perché l’intento di Vicari sembra essere piuttosto quello di raccontare, con una magistralmente calibrata regia da adrenalinico reportage iperrealista e con un linguaggio stilistico-narrativo sapiente, nervoso, lucido e coerentemente scioccante (quei 20-25 minuti di violenza quasi insostenibile non si dimenticano facilmente), l’indignazione, la rabbia e l’orrore derivati da un buio, crudo e reale episodio di dura esperienza civile (se non persino di effettiva privazione dei diritti). In tutto questo, “Diaz” è un film di testa, di cuore e di petto, la cui etica arriva e colpisce come un pugno nello stomaco: sicuramente non un film perfetto, ma comunque, per certi versi, quasi “indispensabile”. Buona la compagnia d’attori, con in testa Claudio Santamaria e Jennifer Ulrich. Prodotto da D. Procacci (Fandango), il film ha ricevuto il premio del pubblico nella sezione Panorama all’ultimo festival di Berlino.

Diaz - Don't Clean Up This Blood
Diaz - Don't Clean Up This Blood
Summary
id.; di DANIELE VICARI; con CLAUDIO SANTAMARIA, ELIO GERMANO, JENNIFER ULRICH, DAVIDE IACOPINI, RALPH AMOUSSOU, RENATO SCARPA, FABRIZIO RONGIONE, MATTIA SBRAGIA, PAOLO CALABRESI, ANTONIO GERARDI, ALESSANDRO ROJA, FRANCESCO ACQUAROLI, EVA CAMBIALE, MONICA BIRLADEANU, ROLANDO RAVELLO, LILITH STRANGHENBERG, CHRISTIAN BLUMEL, IGNAZIO OLIVA; drammatico; Italia, 2012; durata: 120';
70 %
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