Aurora

Aurora

- in Anni 20, Friedrich W. Murnau, Recensioni
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Sedotto da una vamp di città (Margaret Livingston) che lo irretisce fino a convincerlo a lasciare la famiglia, un contadino marito e padre (George O’Brien) contempla l’idea di seguirla in città dopo essersi sbarazzato della moglie (Janet Gaynor), annegandola durante una gita in barca e simulando un incidente. Ma le cose non andranno come previsto.

Universalmente riconosciuto come una delle vette assolute del cinema muto, questo film imprescindibile capolavoro (dal calzante ed evocativo sottotitolo “canzone di due umani”) è anche uno dei capolavori più importanti e rappresentativi del maestro Friedrich Wilhelm Murnau. Tra i massimi esponenti dell’espressionismo tedesco ma anche del kammerspiel (ovvero il dramma da camera), al suo primo film statunitense (ne seguiranno altri tre) l’autore ha infatti realizzato un’opera che rimane però significativamente più europea che americana, come ben si evince anche nelle suggestioni di evidente matrice, appunto, espressionista con cui unisce mirabilmente realismo e simbolismo. Liberamente tratto da un racconto di Hermann Sudermann (adattato per lo schermo da Carl Mayer), nella sua evoluzione circolare (a sancire la serenità del ritorno alle origini), la struttura narrativa è snodata in tre atti: nel primo e nel terzo il registro varia dal cupo al tragico, mentre il secondo è invece una sorta di interludio più leggero in toni da commedia, in cui peraltro (grazie anche ai grandi mezzi messi a disposizione dalla casa di produzione Fox Film Corporation) Murnau poté sviluppare appieno il geniale e pionieristico sviluppo delle tecniche di ripresa (il largo uso della profondità di campo, la grande mobilità della cinepresa, il geniale impiego della luce). In tutto ciò, intrecciando nel racconto i temi del viaggio e dell’iniziazione all’amore, l’autore mette in scena forti emozioni contrastanti controllando il sentimentalismo per liberarlo nel finale, quando l’angoscia del dramma si stempera in un esemplare happy ending (elemento invece più riconducibile al cinema hollywoodiano), raggiungendo così un apice emotivo di grande pathos ed effetto. A tale risultato contribuisce anche un’eccellente direzione degli attori, con una curata caratterizzazione dei personaggi (anche secondari) e una particolare attenzione alla plasticità delle figure e al loro fondamentale rapporto con lo sfondo e le atmosfere (funzionale scenografia di Rochus Gliese). Dall’altissima tenuta stilistica e dal fascino intramontabile, alla prima edizione degli Oscar vinse tre meritatissime statuette: miglior film artistico (premio poi subito abolito), miglior attrice (Janet Gaynor, premiata anche per Settimo Cielo di Frank Borzage) e ovviamente miglior fotografia (di Charles Rosher e Karl Struss). Regolarmente nelle classifiche dei migliori film di sempre e definito da François Truffaut “il più bel film di sempre”, Aurora è un indimenticabile poema sinfonico che dimostra come il linguaggio del cinema possa suscitare sensazioni uniche, indescrivibili.

Aurora
Aurora
Summary
“Sunrise”; di FRIEDRICH WILHELM MURNAU; con JANET GAYNOR, GEORGE O’BRIEN, MARGARET LIVINGSTON, BODIL ROSING, J. FARREL MacDONALD, JANE WINTON; drammatico; USA, 1927; B/N; durata: 97’;
100 %
Voto al film
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