Agora

Agora

- in Film 2000-2009, Recensioni
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Alessandria d’Egitto, 415 d. C. Le porte della città sono state aperte ai cristiani, che, guidati dal vescovo Cirillo (Sammy Samir), minacciano la pacifica coestistenza tra religioni promossa dal prefetto. Quando gli attacchi dei cristiani diventano più frequenti, trasformandosi in rivolte e stragi violente, la filosofa e astronoma Ipazia (Rachel Weisz), allarmata, tenterà di difendere la sua gente e la celebre ed importante Biblioteca di Alessandra.

Dopo i successi “The Others” e “Mare Dentro” (entrambi degni di nota), lo spagnolo Amenàbar cambia genere e passa al “peplum” d’autore. Presentato lo scorso anno a Cannes e vincitore in patria di 7 premi Goya, “Agora” ha la singolare particolarità di giocare su due fronti contrapposti: da una parte i toni da kolossal storico in costume, dall’altra quelli da ambiziosa biografia dell’importante filosofa e astronoma Ipazia (lapidata dagli integralisti cristiani perché considerata eretica), interpretata da una Rachel Weisz forse un po’ troppo sotto le righe, ma comunque lodevole nel dipingere il personaggio con un’inedita modernità. Il risultato è disomogeneo: nonostante la sicura padronanza del mezzo e l’accurata ricostruzione storica (le maestose scenografie e gli splendidi costumi di Gabriella Pescucci), le scene di massa stile “Il Gladiatore”, pur risolte con uno stile decisamente più europeo che hollywoodiano, ondeggiano tra lo spettacolare e il prolisso, senza particolari guizzi nonostante il tono corale; per quanto riguarda invece la parte dedicata nello specifico alla protagonista, la storia e il conflitto che attanaglia la protagonista si seguno con certo interesse, pur ovviamente già conoscendo la conclusione dei suoi studi (che anticiperanno Keplero e Galileo ma che purtroppo andranno perduti). Nel complesso, un approccio più semplice (magari più minimalista?) avrebbe forse sciolto anche solo in parte i nodi narrativi e avrebbe fatto dimenticare le molte libertà nella rievocazione storica (come la distruzione della biblioteca di Alessandria, in realtà avvenuta solo in seguito). Anche perché su entrambi i fronti, le ambizioni filologiche e filosofiche finiscono in parte per rimanere tali, soprattutto per quanto riguarda quello che dovrebbe essere il tema principale, ovvero l’incontro-scontro tra ragione e religione. Ma nonostante tutto, il film e soprattutto il regista meritano comunque un certo rispetto: alcuni passaggi coinvolgono e lasciano il segno, gli stereotipi del biopic sono abilmente evitati e Amenábar centra più di un colpo di stile. E in tutto questo, i suoi “aficionados” potranno riconoscere in “Agora” gran parte dei temi ricorrenti del suo cinema anche nell’approccio personale non privo di critica sociale (sempre attuale) legata appunto al conflitto tra ideologie e credenze (i cristiani come spietati artefici di stragi e distruzione, guidati dal grido “Dio è con noi”). Anche per questo, considerato anche l’argomento trattato, era forse prevedibile che il film uscisse in Italia in ritardo e accompagnato da polemiche e dibattiti. Ma il coraggio, ad Amenabàr, non è mai mancato, e forse, in questo caso, sarebbe meglio riflettere sul film, piuttosto che perdersi in discussioni contenutistiche e ideologiche che potrebbero risultare (specie se si contestualizza la vicenda narrata) troppo scontate e assai sterili.

Agora
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Summary
"Agora"; di Alejandro Amenábar; con RACHEL WEISZ, OSCAR ISAAC, MAX MINGHELLA, ASHRAM BARHOM, MICHAEL LONSDALE, RUPERT EVANS, RICHARD DURDEN; storico; Spagna, 2009; durata: 128’;
60 %
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