Dies Irae

Dies Irae

Danimarca, 1632. Mentre tutto il Paese è avvolto nella cupa atmosfera della riforma luterana, il giovane Martino (Thorkild Roose), terminati gli studi, ritorna alla casa del padre, il giudice e pastore Assalonne Pederson (Sigrid Neiiendam), che nel frattempo, rimasto vedovo, ha sposato Anna (Lisbeth Movin). Quest’ultima, però, dopo aver conosciuto Martino, se ne innamora. Così, quando il giovane capisce di ricambiare i sentimenti della donna, inevitabilmente si innesca uno spietato e fatale meccanismo a catena, che ha il suo culmine in un’accusa di stregoneria.

Da un romanzo di Hans Wiers-Jenssen (già adattato da Karl Gustav Vollmoeller per un suo dramma omonimo), il quarto film sonoro di Dreyer è un titolo chiave nel folgorante itinerario dell’autore, nonché un importante pilastro dell’intera storia del cinema. Come si evince anche dal percorso della protagonista (innalzata nel finale ad inedita eroina innocente), è in definitiva una straordinaria parabola di condanna all’intolleranza e alla superstizione che diventa un memorabile inno alla vita e alla libertà. Di eccezionale rigore stilistico, ricchissimo nella ricostruzione storica come anche nell’analisi psicologica, magistrale nella gestione della tensione drammatica e ricco di temi cari a Dreyer, è un capolavoro ricco di vette espressive e di passaggi di pregnante intensità. Splendido il cupo bianconero di Karl Andersson, ed eccezionale l’uso (in apertura e in chiusura) del famosissimo requiem che presta il titolo al film.

Dies Irae
Dies Irae
Summary
“Vredens Dag”; di CARL THEODOR DREYER; con THORKILD ROOSE, LISBETH MOVIN, ANNA SVIERKIER, KIRSTEN ANDREASEN, SIGURD BERG, ALBERT HOEBERG, HARALD HOLST, EMANUEL JORGENSEN; drammatico; Danimarca, 1943; B/N; durata: 105’;
100 %
Voto al film
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