Il Fascino Discreto della Borghesia

Il Fascino Discreto della Borghesia

- in Anni 70, Luis Buñuel, Recensioni
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Due ricche coppie di conoscenti (i Thévenot e i Sénéchal), insieme a una parente ubriacona e un amico ambasciatore, continuano a scambiarsi inviti per pranzo senza però riuscire mai a mangiare: infatti, tali pur semplici piani di riunirsi a tavola non riescono a realizzarsi perché continuamente interrotti dalle vicende più assurde e curiose, come un funerale, una simulazione di guerra e alcuni incontri con altre figure pittoresche (tra cui un vescovo che lavora come giardiniere e un ufficiale dell’esercito con un crimine da confessare).

Dopo il notevole dramma “Tristana”, adattamento di un romanzo dello stimato Galdòs in cui ritrovò Catherine Deneuve (già protagonista nel capolavoro “Bella di Giorno”), al suo trentesimo film il maestro spagnolo Luis Buñuel ha realizzato una straordinaria commedia dal sapore squisitamente francese (non solo per l’ambientazione, ma anche per lo spunto quasi da teatro boulevardier) che può definirsi, a livello espressivo come anche sul piano dei contenuti, un’epitome di tutto il suo cinema. Infatti, nell’adottare una struttura simile al precedente “La Via Lattea” (una traccia flebile nella quale innesta episodi legati da regolari riprese e mirati contrappunti), con sapienza e finezza l’autore governa arguta ironia e sferzante cinismo virando verso un piglio grottesco ai limiti dell’assurdo calando il tutto in quella meravigliosamente libera e personalissima dimensione irrazionale che da sempre ne contraddistingue lo stile: da massimo esponente del surrealismo al cinema, Buñuel ricorre così ancora una volta alla dimensione onirica per mettere nuovamente alla berlina e poi demolire i pilastri della borghesia (specialmente le maggiori istituzioni e i ceti di alta estrazione), portandone alla luce difetti, ipocrisie e connotazioni negative in maniera incredibilmente vivida e lucida, il tutto con una forza sovversiva che non sarebbe risultata così efficace e d’impatto se cercata con un approccio più realistico. Un paradosso del tutto funzionale anche perché perfettamente coerentemente con la morale beffarda suggerita dall’autore: il comportamento dei protagonisti i quali, non dando peso al continuo rinvio di una tradizione, seguitano comunque ad invitarsi reciprocamente senza però riuscire a portare a termine un’abitudine così semplice, rispecchia genialmente l’atteggiamento effettivo dei membri della borghesia, costantemente impegnati a crogiolarsi in una perenne vacuità facendo affidamento su un presunto prestigio sociale da loro stessi ritenuto tale proprio perché, pur senza potere (o magari volere?) rendersene conto, finisce in definitiva per mostrarsi iniquo, se non addirittura inesistente. Anche a questo proposito, la scelta narrativo-strutturale di ripresentare in diverse occasioni la scena dei sei personaggi che camminano, forse consapevolmente, verso una destinazione ignota, non è per nulla casuale. Oltre a due importanti premi Bafta in Inghilterra, negli Stati Uniti la pellicola vinse l’Oscar come miglior film straniero, ottenendo inoltre una seconda candidatura per la migliore sceneggiatura originale (scritta dal regista insieme a Jean-Claude Carrière, suo abituale collaboratore). Assolutamente imperdibile, è un autentico capolavoro da vedere e rivedere, magari subito dopo L’Angelo Sterminatore (1962), altra straordinaria summa del cinema di Buñuel (in cui l’impossibilità di uscire dalla grande casa è accostabile alla qui proposta incapacità di ultimare il pasto).

Il Fascino Discreto della Borghesia
Il Fascino Discreto della Borghesia
Summary
"Le Charme Discret de la Bourgeoisie”; di LUIS BUÑUEL; con FERNANDO REY, DELPHINE SEYRIG, BULLE OGIER, MICHEL PICCOLI, STEPHANE AUDRAN, JEAN-PIERRE CASSEL, MILENA VUKOTIC; commedia; Francia, 1972; durata: 105’.
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