Apocalypse Now

Apocalypse Now

A Saigon, nel pieno della guerra del Vietnam, il capitano dei servizi speciali statunitensi Willard (Martin Sheen) riceve l’incarico di svolgere una missione segreta e delicatissima, ovvero risalire il fiume Nung e addentrarsi nella remota giungla al confine con la neutrale Cambogia con lo scopo di scovare e quindi eliminare il colonnello Kurtz (Marlon Brando), ex ufficiale americano da tempo disertore, il quale, impazzito, sta combattendo una feroce guerra personale e si è autoproclamato comandante di una deviata legione di indigeni e sbandati che lo venera come una divinità pagana.

All’origine c’è il celebre racconto “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad, di cui lo sceneggiatore John Milius e il regista Francis Ford Coppola (che collaborò alla revisione del copione) attualizzano la vicenda rispettandone però il fulcro tematico, ovvero trasferendo la narrazione dal Congo ottocentesco al Vietnam in guerra per tradurre il discorso sul colonialismo europeo in una complessa e pregnante riflessione sull’imperialismo americano che ne è in effetti deriva e conseguenza, condividendone non a caso quelle modalità e motivazioni, spacciate analogamente per principio pseudo-etico. Il risultato è uno dei più celebri, folgoranti e visionari film sul dilemma morale alla base della folle ed ipocrita ideologia del conflitto bellico, centro di un cumulo tematico ampiamente stratificato e di conseguenza aperto a molteplici molteplici interpretazioni nella sua potente carica allegorica sostenuta da una grande varietà di riferimenti storici, letterari, psicologici, filosofici; perché, passando dall’antropologia storica di James Frazer agli studi sul folklore di Jessie Weston, da cenni biblici a freudiane implicazioni edipiche, da rimandi a Goethe e Dostoevskij fino al cruciale rimando a Eliot e alla sua “Terra Desolata”, la vicenda si sviluppa come una dantesca discesa in quell’abisso che Nietzsche ammoniva di non scrutare se non si vuol rischiare che lo stesso guardi a sua volta dentro di noi: un baratro di terrore omicida e alienazione funerea nella cui tenebra, profonda come le crepe di un sistema socio-culturale la cui junghiana irresolutezza sfociata in inevitabile decadenza è al contempo causa e conseguenza della sua stessa incontrollata brama di potere, risiede infatti un “orrore” dilagante e totalizzante il cui cuore pulsante e sanguinoso si rivela appunto in realtà collettivo e occidentale. Così, il lungo e periglioso viaggio di risalita del fiume Nung (che pare evocare l’approdo agli inferi dallo Stige) assurge a percorso psicanalitico nei meandri della mente umana, veicolando così (anche a tal proposito in linea con il testo di Conrad) la cruciale e pessimistica indagine di fondo sul versante più oscuro dell’animo che spinge gli individui ad accogliere il Male come unica verità ineluttabile; non a caso, nella debordante rappresentazione lisergica e allucinata di un Vietnam trasfigurato in mito epico e agghiacciante nella sua delirante spettacolarizzazione (vedere la celebre sequenza dell’attacco aereo al suono della Cavalcata delle Valchirie di Wagner), tale intricata rete di contrasti e dinamiche (suggerita fin dal titolo fatalista e beffardo che ribalta il mantra pacifista “Nirvana Now”) è snodata seguendo gli emblematici itinerari incrociati e convergenti di Willard e Kurtz: infatti, se il primo vive l’esperienza della guerra con una sfrontata positività quasi vacanziera tra surf, rock e stupefacenti, incarnando l’assuefazione al devastante fanatismo americano (dilagante fin dall’incipit sulle note di The End dei Doors), il secondo ne personifica invece il contraltare più mistico e irrazionale, ovvero l’elaborazione del medesimo incubo a livello inconscio come rimosso collettivo, la cui ugualmente violenta soppressione coincide quindi con la negazione della presa di coscienza di quello stesso orrore che, alimentato dall’indifferenza, diviene terribile normalità. In tutto ciò, ricco di momenti straordinari rimasti nell’immaginario (come il penetrante e celeberrimo monologo sul napalm) e coadiuvato dalle performance di Sheen (che sostituì in corsa Harvey Keitel), Duvall (efficacemente sopra le righe) e Brando (indelebile e arcana presenza di folle e dolente tragicità, quasi sempre in penombra), questo film memorabile contribuì a consacrare nuovamente Coppola come uno dei più importanti registi dell’epoca e a consolidare il metodo produttivo della New Hollywood, divenendo infatti leggenda anche per la sua realizzazione incredibilmente travagliata: girato nella giungla filippina in due tornate tra il 1976 e l’anno seguente per un totale di quasi 240 giorni di lavorazione, funestati da difficoltà logistiche, ambientali e personali che fecero lievitare il budget tanto da portare quasi al fallimento la società Zoetrope (fondata dal regista con George Lucas, coinvolto nella preparazione), il progetto rimase poi in fase di post-produzione per ben due anni tra elaborazioni del montaggio (eseguito a 8 mani) e finalizzazione del sonoro (anch’esso supervisionato da Walter Murch). Presentato finalmente al festival di Cannes nel 1979 (dopo alcuni rinvii e in una versione non ancora definitiva), il film si aggiudicò a sorpresa la Palma d’Oro, ex aequo con Il Tamburo di Latta di Volker Schlöndorff. Distribuito dall’inizialmente riluttante United Artists, in patria riscosse un buon successo, ottenendo inoltre due premi Oscar (su un totale di otto candidature) per il memorabile sonoro e la cruciale fotografia di Vittorio Storaro. Proprio quest’ultimo offrì un fondamentale contributo tecnico alla riedizione distribuita in sala nel 2001 con il titolo Apocalypse Now Redux, versione non solo appunto restaurata a livello visivo e sonoro, ma anche rimontata per reintegrare quasi un’ora di materiale all’epoca scartato e quindi non presente nella versione originale: tra i nuovi inserimenti (i quali, pur trattandosi in definitiva di digressioni, riescono comunque ad arricchire la vicenda narrata senza appesantire la visione), oltre ad una sostanziale variazione nel finale, spiccano soprattutto l’incontro con le playmates nel desolato avamposto e la lunga sosta nella piantagione cambogiana dove da decenni vive isolata la famiglia di coloni francesi de Marais. Una terza edizione, nuovamente modificata e stavolta scorciata dall’autore (con l’intento di includere solo le sequenze davvero importanti o significative e trovare così una sorta di ideale sintesi tra le due precedenti versioni) fu presentata in occasione del 40esimo anniversario della prima data d’uscita e in seguito nuovamente distribuita prima al cinema e poi in DVD (per la prima volta anche in 4K) con il titolo Apocalypse Now – Final Cut.

Apocalypse Now
Apocalypse Now
Summary
id.; di FRANCIS FORD COPPOLA; con MARTIN SHEEN, MARLON BRANDO, ROBERT DUVALL, FREDERIC FORREST, SAM BOTTOMS, LARRY FISHBURNE, ALBERT HALL, HARRISON FORD, DENNIS HOPPER; guerra; USA, 1979; durata: 150’;
100 %
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