A Dangerous Method

A Dangerous Method

Zurigo, 1904. Quando nell’ospedale Burgholzli arriva la compulsiva Sabina Spielrein (Keira Knightley), il giovane psichiatra Carl Gustav Jung (Michael Fassbender) decide di applicare su di lei le teorie apprese dal suo mentore Sigmund Freud (Viggo Mortensen, nomination al Golden Globe), che nel frattempo pare convincersi sempre più di aver trovato in lui il suo ideale successore. Ma ben presto Jung, fomentato anche dai controversi argomenti di un provocatorio paziente, si convincerà ad abbattere le barriere della moralità, iniziando una passionale relazione clandestina con la giovane Sabina…

Le premesse c’erano tutte: un copione del talentuoso drammaturgo e sceneggiatore premio Oscar Christopher Hampton (che ha adattato la sua pièce teatrale, a sua volta tratta da un romanzo), una coppia attore-regista ormai consolidata (Mortensen è alla sua terza collaborazione con Cronenberg), e una storia di “eros e psiche” che sembrava davvero in linea con il fisico e provocante cinema dell’autore. Ma in “A Dangerous Method” c’è in realtà ben poco di quella grandiosa visionarietà del regista canadese. Infatti, nonostante l’innegabile attenzione alla ricostruzione d’epoca, coadiuvata dall’abituale team di collaboratori del regista (costumi della sorella Denise, fotografia di P. Suschitzky, musiche del grande Howard Shore), la persistente ricercatezza formale della pur solida messa in scena risulta in realtà nel complesso respingente anche perché forse a tratti programmatica e poco confacente alla materia, mentre gli allusivi e letterari scambi di battute (spesso solo fintamente trasgressive) danno l’impressione di assistere ad un crudo e didascalico reportage piuttosto che ad una più profonda e stratificata analisi dei rapporti tra corpi e anime di personaggi che, peraltro, su carta restano comunque interessanti e sfaccettati. In tutto ciò, si ha quindi l’impressione che stavolta Cronenberg si sia limitato ad offrire un decoroso ma fiacco esempio di teatro filmato: seppur in linea con il suo stile di calibrato e mirato rigore, questa volta l’asciuttezza nello snodare il dramma centrale rischia di sfociare in una più sterile freddezza che, come tale, non vibra né tantomeno spiazza come invece accadeva in gran parte delle sue opere precedenti. Buone, comunque, le performance di Mortensen e Fassbender, mentre Keira Knightley (nel suo eccessivo e digrignante istrionismo) rimane invece decisamente troppo sopra le righe.

A Dangerous Method
A Dangerous Method
Summary
id.; di DAVID CRONENBERG; con VIGGO MORTENSEN, MICHAEL FASSBENDER, KEIRA KNIGHTLEY, VINCENT CASSEL, SARAH GADON, KATHARINA PALM, CHRISTIAN SERRITIELLO, FRANZISKA ARNDT; drammatico; G. B./ Germania/ Canada, 2011; durata: 93’;
50 %
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5 Comments

  1. il soggetto è teatrale e si vede
    troppe parole, poca azione (nel film di Faenza PRENDIMI L’ANIMA le acrobazie di S. Spielrein tra Zurigo, Mosca e Rostov erano moooolto più spettacolari)
    e il modellino del piroscafo che porta in America Freud e Jung non potevano farlo meglio?

  2. Elia, sono d’accordo con te. Il film rimane algido, lontano dallo spettatore, poco visionario e poco psicologico. Non è Cronenberg, non è il solito Cronenberg… l’ho visto al Festival di Venezia e sono uscito dal Palabiennale deluso…

    1. @ marco46: Sì, la teatralità è eccessiva e, oserei dire, anche mal gestita: è incredibile che un genio come Cronenberg sia caduto in trappole di questo tipo. Tra l’altro, proprio questa settimana è nelle sale anche “Carnage” di Polanski, che invece è davvero un eccellente esempio di teatro al cinema.

      @ Tommaso: D’accordissimo: anch’io sono dell’idea che uno dei principali motivi di delusione sia proprio il fatto che semplicemente… non è Cronenberg!

  3. Una stroncatura che non mi aspettavo per Cronenberg. Peccato, la trama sembrava interessante.

    1. @ Gegio:
      Sì, davvero una delusione inaspettata da un grande visionario come Cronenberg.

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